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mercoledì 25 dicembre 2013

Relazione: Analisi idrologica e idraulica del torrente Marina al fine di ridurre il rischio idraulico con interventi strutturali

I download completi possono essere trovati nell'area download del sito www.studiomadera.it



1. Introduzione

Il presente lavoro ha l’obiettivo di studiare una parte del bacino del torrente Marina, verificare la capacità idraulica per portate con tempi di ritorno di 20, 50, 100 e 200 anni, calcolare il trasporto solido in prossimità della briglia esistente e valutare eventuali interventi atti a ridurre il rischio idrogeologico.
Nello specifico, dopo una fase iniziale d'inquadramento generale delle caratteristiche geografiche e geologiche del bacino idrografico del torrente Marina, si procede con l'implementazione del modello idrologico e del modello idraulico, tramite l’utilizzo dei software HEC-HMS e HEC-RAS.
Il rischio idraulico, da intendersi come rischio di inondazione da parte di acque provenienti da corsi d’acqua naturali o artificiali, risulta essere, anche secondo l’approccio dettato anche dalla normativa nazionale (L.267/98) in materia, il prodotto di due fattori: la pericolosità (ovvero la probabilità di accadimento di un evento calamitoso di una certa entità) e il danno atteso (inteso come perdita di vite umane o di beni economici pubblici e privati).
La pericolosità è un fattore legato sia alle caratteristiche fisiche del corso d’acqua e del suo bacino idrografico, sia alle caratteristiche idrologiche, ovvero intensità, durata, frequenza e tipologia delle precipitazioni, nel bacino imbrifero dal quale si alimenta ogni corso d’acqua.
Il rischio idraulico inoltre può riguardare anche le opere idrauliche realizzate dall’uomo, qualora vengano meno le condizioni di sicurezza per il funzionamento delle stesse. È necessario pertanto valutare tra i rischi idraulici anche la tenuta degli sbarramenti sui corsi d’acqua, l’efficienza di manufatti di scolo e scolmatura (canali e tombinature), la funzionalità dei sistemi di drenaggio delle acque piovane nelle zone urbanizzate e il corretto funzionamento dei sistemi di pompaggio per le aree di bonifica.
La problematica della riduzione del rischio idraulico sul territorio toscano è continuamente affrontata dall'Autorità di bacino del fiume Arno che provvede all'attuazione dei piani approvati durante l'attività di pianificazione anche attraverso la progettazione degli interventi per la riduzione del rischio idraulico.


2. Contesto Normativo

2.1 Normativa di riferimento a livello nazionale

L’inquadramento normativo ha l’obiettivo di indicare e riportare gli elementi di supporto alla ricostruzione del contesto normativo del territorio e delle attività.

·       Regio Decreto 25 luglio 1904, n.523 “Il testo unico delle disposizioni di legge intorno alle opere idrauliche delle diverse categorie”.
·       Regio Decreto 13 febbraio 1933, n.215 “Nuove norme per la bonifica integrale”.
·       D.P.R. 616/77 Art.82 comma 5° lett. c, b per i corsi d’acqua pubblici.
·       D.P.R. 21 dicembre 1999, n.554 “Regolamento di attuazione della legge quadro in materia di lavori pubblici (11 febbraio 1994, n.109 e successive modifiche)”.
·       D.lgs. 3 aprile 2006, n.152 “Norme in materia ambientale”.
In particolare:
Art. 1 - Ambito di applicazione
Il presente decreto legislativo disciplina, in attuazione della Legge 15/12/2004, n. 308, le materi seguenti:
a) nella parte seconda, le procedure per la valutazione ambientale strategica (VAS), per la valutazione d’impatto ambientale (VIA) e per l’autorizzazione ambientale integrata (IPPC);
b) nella parte terza, la difesa del suolo e la lotta alla desertificazione, la tutela delle acque dall’inquinamento e la gestione delle risorse idriche;
c) nella parte quarta, la gestione dei rifiuti e la bonifica dei siti contaminati;
d) nella parte quinta, la tutela dell’aria e la riduzione delle emissioni in atmosfera;
e) nella parte sesta, la tutela risarcitoria contro i danni all’ambiente”.
·       D.lgs. 12 aprile 2006, n.163 “Codice dei contratti pubblici relativi a lavori, servizi e forniture in attuazione delle direttive 2004/17/CE e 2004/18/CE”.

Il rischio idraulico, come detto in precedenza nell’introduzione, è dettato dalla legge 267/98 e viene appunto interpretato come il rapporto tra la pericolosità e il danno atteso.
Gli interventi esistenti sono finalizzati alla riduzione della pericolosità degli eventi e alla riduzione dei danni. I primi, definiti in generale interventi strutturali, possono comprendere:
1.     interventi rivolti ad incrementare la capacita di laminazione del corso d’acqua, quali aree di espansione, casse di laminazione, serbatoi di accumulo;
2.     interventi mirati ad incrementare la capacita di smaltimento del corso d’acqua, quali ad esempio l’ampliamento delle sezioni idrauliche e l’adeguamento delle strutture arginali;
3.     interventi rivolti alla riduzione della portata in alveo, quali i diversivi e gli scolmatori.
Gli interventi per la riduzione del danno, vengono definiti interventi non strutturali e comprendono:
1.     una corretta politica del territorio;
2.     l’adozione di adeguate scelte tipologiche degli insediamenti nelle aree di rischio;
3.     la messa a punto di sistemi di allarme e protezione civile;
4.     la delocalizzazione degli insediamenti a elevato rischio o comunque di ostacolo alla realizzazione degli interventi per la riduzione del rischio.



2.2 Normativa di riferimento a livello regionale

·       Legge Regionale 5 maggio 1994, n.34 “Norme in materia di bonifica”.
·       Deliberazione del Consiglio Regionale della Toscana n.155 del 20 maggio 1997 “Direttive sui criteri progettuali per l’attuazione degli interventi in materia di difesa idrogeologica”.
·       Legge Regionale 11 dicembre 1998, n.91 “Norme per la difesa del suolo”.









2.3 Normativa di riferimento a livello provinciale

La progressiva antropizzazione del territorio ha, nel tempo, sottratto spazi naturalmente dedicati alla raccolta e smaltimento delle acque superficiali. Gli elementi del reticolo naturale di deflusso e le zone di espansione ("zone di pertinenza fluviale") sono stati progressivamente trasformati fino a perdere gran parte della loro naturalità.
Il rischio idraulico rappresenta indubbiamente, per le caratteristiche del reticolo idrografico del territorio provinciale, un problema di primaria importanza. Gli eventi registrati negli ultimi anni suggeriscono, infatti, una pericolosità idraulica diffusa, che diviene particolarmente insidiosa in caso di precipitazioni abbondanti ed estese, capaci di determinare una repentina risposta nell’aumento dei livelli idrometrici. A fronte di una risposta del fiume Arno e degli affluenti principali nei tratti di rigurgito, rapida ma con tempi sufficienti a monitorarne l’evoluzione (mediante l’ausilio dei sistemi di monitoraggio della rete idro-pluviometrica regionale che il Centro Funzionale mette a disposizione dei Centri Situazioni) e con la possibilità di prevedere, con un tempo sufficiente, l'evoluzione di un evento di piena sul Fiume Arno e con tempi decisamente minori per gli altri principali corsi d'acqua (Fiume Arno, Sieve, Ombrone P.se, Bisenzio e Greve), le maggiori preoccupazioni sono rivolte al reticolo minore, il quale, per sua natura, presenta generalmente tempi di risposta agli eventi atmosferici particolarmente rapidi, che diminuiscono, drasticamente, anche i tempi necessari per l’allarme e le necessarie attivazioni. La situazione delle criticità è in parte descritta dalle carte della Pericolosità Idraulica e dalle Carte del Rischio Idraulico elaborate e redatte dalle Autorità di Bacino competenti le quali evidenziano la presenza di aree estremamente vulnerabili in zone di pertinenza fluviale o esondabili con rilevate ricorrenze.
Anche nel caso del Rischio Idraulico le autorità di bacino competenti nel territorio provinciale hanno adottato i PAI con impostazioni diverse (l’AdB del Fiume Arno ha prodotto cartografia della pericolosità idraulica mentre le restanti AdB hanno elaborato le corrispondenti carte del rischio). Anche in questo caso, sulla base delle perimetrazioni della pericolosità idraulica dell’Adb del Fiume Arno, è stata ipotizzata, con riserva di definitiva validazione, una tabella della popolazione soggetta a rischio. Tali informazioni rappresentano una base conoscitiva fondamentale per una valutazione dei possibili effetti a seguito di crisi della rete idrografica. In attuazione della direttiva del Presidente del Consiglio dei Ministri del 27/2/2004, la Regione Toscana provvederà inoltre alla emanazione di norme per la costituzione dei presidi territoriali idraulici, i quali potranno rappresentare un valido strumento per fronteggiare in maniera organica gli eventi connessi al rischio idraulico. Una ulteriore criticità è rappresentata dalla presenza nel territorio provinciale di numerosi invasi (circa 300), di cui alla L.R. 91/98, soggetti alla competenza autorizzativa e di vigilanza provinciale, alcuni dei quali rappresentano o possono rappresentare un rischio per cose e/o persone.
A questi si aggiungono le dighe e gli sbarramenti di interesse nazionale, di competenza del R.I.D. (Registro Italiano Dighe), come definite dall’art.1 del DL 507/1994 convertito con L. n.584/1994, le quali sono dotate di un Foglio di condizioni per l’esercizio e la manutenzione e di un “Documento di Protezione civile”, predisposto dall’Ufficio periferico del R.I.D. e, nelle more del processo di chiarificazione in corso in materia, attualmente approvato dalla Prefettura in conformità a quanto disposto da Circ. Min. LL.PP. 352/87 e Circ. PCM-DSTN 19/3/1996. Con tale documento sono codificate le comunicazioni che il Gestore deve eseguire in situazioni di criticità: fase di preallerta (vigilanza), fase di allerta (vigilanza rinforzata), fase di allerta-pericolo (allarme tipo 1), fase di allerta-collasso (allarme tipo 2), manovre sugli organi di scarico. Per quanto riguarda le opere di competenza provinciale (Art. 14 della L. 91/98), sono in corso verifiche sulle possibili criticità che saranno poi oggetto di apposite pianificazioni - comunale, intercomunale e provinciale di emergenza.


2.4 - PAI: Piano per l’Assetto Idrogeologico

La base normativa sulla quale sarà fondato l’intero progetto è il Piano stralcio per l'Assetto
Idrogeologico per il bacino del fiume Arno, redatto ai sensi e per gli effetti della legge n. 183/1989 e del decreto-legge n. 180/1998, con le relative fonti normative di conversione, modifica e integrazione. Il PAI si configura in particolare come stralcio funzionale del Piano di bacino ai sensi dell’art. 17 della legge quadro.
Il PAI recepisce i contenuti:
− del Piano stralcio relativo alla riduzione del rischio idraulico approvato con DPCM 5novembre 1999, in particolare per quanto attiene al quadro conoscitivo generale, all’analisi delle criticità e alla pianificazione e programmazione degli interventi di mitigazione del rischio;
− dei Piani straordinari per la rimozione delle situazioni a rischio idrogeologico più alto,redatto ai sensi del DL n. 132/99, convertito nella legge n. 226/99, approvati con delibere del Comitato Istituzionale n. 134 e 137.
Il Piano stralcio per l'Assetto Idrogeologico per il bacino del fiume Arno (PAI) descrive la
situazione delle criticità ed evidenzia la presenza di aree estremamente vulnerabili in zone di pertinenza fluviale o esondabili con rilevate ricorrenze. Il PAI è costituto da una serie di elaborati cartografici organizzati come descritto in seguito:
Assetto idraulico
− Perimetrazione delle aree con pericolosità idraulica (scale 1:25000 – 1:10000)
− Carta degli elementi a rischio (scala 1:10000)
Assetto Geomorfologico
− Perimetrazione delle aree con pericolosità da frana (scale 1:10000 – 1:100000)
− Carta degli elementi a rischio (scala 1:10000)
− Aree con fenomeni geomorfologici di versante (scala 1:25000)
− Cartografie di sintesi (scala 1:200.000)
In termini analitici, il rischio idrogeologico è quantificabile con una semplice relazione che lega pericolosità, vulnerabilità e valore esposto:

Rischio = Pericolosità x Vulnerabilità x Valore Esposto

Con il termine pericolosità si intende la probabilità che una calamità naturale si abbatta con una data intensità e in un determinato periodo di tempo nella area studiata; essa è dunque funzione della frequenza dell’evento, denominata tempo di ritorno. La vulnerabilità indica invece l’attitudine di una determinata “componente ambientale” (popolazione umana, edifici, servizi, infrastrutture, etc.) a sopportare gli effetti in funzione dell’intensità dell’evento. Viene così espresso il grado di perdite di un dato elemento o di una serie di elementi risultante dal verificarsi di un fenomeno di una data intensità, espressa in una scala da zero (nessun danno) a uno (danno massimo).
Il valore esposto indica infine l’elemento che deve sopportare l’evento e può essere espresso o dal numero di presenze umane o dal valore delle risorse naturali ed economiche presenti, esposte ad un determinato pericolo.
Il prodotto vulnerabilità per valore indica quindi le conseguenze derivanti all’uomo, in termini sia di perdite di vite umane, che di danni materiali agli edifici, alle infrastrutture ed al sistema produttivo.
Il rischio esprime dunque il numero atteso di perdite di vite umane, di feriti, di danni a proprietà, di distruzione di attività economiche o di risorse naturali, dovuti ad un particolare evento dannoso; in altre parole il rischio è il prodotto della probabilità di accadimento di un evento per le dimensioni del danno atteso.
All’interno del bacino idrografico dell’Arno, sono state individuate aree considerato a rischio idrogeologico ed è stato loro definito un codice di rischio crescente da P1 a P4.
I livelli di pericolosità sono schematizzati in quattro classi, in funzione del tempo di ritorno Tr:
·       P1 - Area a pericolosità moderata: comprende aree inondabili da eventi con tempo di ritorno 200 anni < Tr 500 anni;
·       P2 - Area a pericolosità media: comprende aree inondabili da eventi con tempo di ritorno 30 anni < Tr 100 anni e con battente h < 30 cm e aree inondabili da eventi con tempo di ritorno 100 anni < Tr 200 anni;
·       P3 - Area a pericolosità elevata: comprendente aree inondabili da eventi con tempo di ritorno Tr 30 anni con battente h < 30 cm e aree inondabili da un evento con tempo di ritorno 30 anni < Tr 100 anni e con battente h 30 cm;
·       P4 - Area a pericolosità molto elevata: comprendente aree inondabili da eventi con tempo di ritorno Tr 30 anni e con battente h 30 cm.

A questo proposito segue in figura, dal piano di bacino del fiume Arno:
·       Perimetrazione delle aree con pericolosità idraulica e relativa legenda della zona in esame;
·       Carta guida delle aree allagate della zona in esame redatta sulla base degli eventi alluvionali significativi (1966-1999) e relativa legenda;


 

3. Inquadramento

3.1 Inquadramento geografico

Il bacino imbrifero del torrente Marina è, in gran parte sito nel territorio comunale di Calenzano. Con i suoi 13 km, 10 dei quali nel comune di Calenzano e i 3 restanti nel comune di Campi Bisenzio, il fiume è un affluente del fiume Bisenzio. Nella figura sottostante è possibile individuare la locazione geografica del bacino del Bisenzio, all’interno della zona di competenza dell’autorità di bacino del fiume Arno.

Fig. 3.1.1: Bacino fiume Bisenzio, collocazione geografica

Fig. 3.1.2: Comune di Calenzano, area di competenza territoriale

Fig. 3.1.3: Comune di Calenzano: posizione geografica Posizione

Fig. 3.1.4: Posizione area di studio: la polilinea evidenzia il territorio del comune di Calenzano. Si notano i bacini del Bisenzio e della Sieve.

Fig. 3.1.5: Reticolo delle acque del torrente Marina comprese nel territorio comunale di Calenzano

Il torrente si forma dalla confluenza di diversi ruscelli che scendono dal Monte Maggiore percorrendo poi la sua valle, compresa tra i Monti della Calvana ed il Monte Morello. Attraversati i centri abitati di Carraia, de La Chiusa e di Calenzano, il Marina entra nel territorio comunale di Campi Bisenzio in  località La Prata, riceve le acque del Garille Nuovo e confluisce nel Bisenzio nei pressi della località di Fornello.
La seguente relazione ha come scopo la modellazione idrologica del bacino del torrente Marina fino a La Chiusa nel comune di Calenzano, e con i dati ottenuti effettuare un’analisi idraulica del tratto a valle, sito tra le località della Carraia e la Chiusa nel comune di Calenzano (FI). Per tale analisi ci si è avvalsi dei programmi HEC-HMS 3.5 per la modellazione idrologica e di HEC-RAS 4.1.0 per l’analisi idraulica, nel quale sono stati impostati i dati per uno studio in moto permanente e in moto vario.

Fig. 3.1.6: Inquadramento zona, Google Maps



3.2 Inquadramento geologico, geomorfologico e idrologico

3.2.1 Analisi DTM

Tramite il DTM 20m a disposizione è stato possibile condurre uno studio più approfondito della zona, in particolare delle sue caratteristiche geomorfologiche.

Fig. 3.2.1: DTM Digital Terrain Model passo 20m, Autorità di Bacino Arno, particolare zona Calenzano

Il DEM ottenuto permette di evidenziare le differenze di quota attraverso lo studio delle zone in ombra e in luce ottenute da una prefissata direzione del fascio. E’ possibile inoltre riscontrare nella figura successiva la linea spartiacque tra il bacino del Bisenzio (del quale il Marina è un affluente) e una parte del bacino superiore, ricadente nella zona del comune di Vaglia. Un tratto della valle sulla destra della prossima immagine è la zona dove è stato condotto lo studio.

Fig. 3.2.2: DEM ombreggiatura

Tramite il DTM sono state eseguite analisi computerizzate di vario tipo come l’asperità del terreno, la pendenza e l’esposizione.

Fig. 3.2.3: Pendenza (valore in gradi)

Fig 3.2.4: Pendenza, valore percentuale











MISURE DEL BACINO

Area bacino (kmq)
25,12
Perimetro bacino (km)
42,95
Lunghezza asta principale (km)
8,36
Quota max (m slm)
914,70
Quota sezione di chiusura (m slm)
98,60


FORMA DEL BACINO

Indice di forma di Horton
0,014255
Coefficiente di forma di Gravelius
0,00026
Rapporto di allungamento
8,26838
Tabella 3.2.1: Dati del bacino in esame

Fig. 3.2.5: Ingrandimenti zona di studio, si riportano anche i corsi d’acqua che alimentano il torrente nella prima parte del percorso

Fig. 3.2.6: DTM sovrapposto a DEM


3.2.2 Analisi idrologica

·       Pluviometria

Il bacino imbrifero del torrente Marina ricade nell’area d’influenza del pluviometro di Calenzano.
In tabella vengono riportate le principali caratteristiche relative al pluviometro di Monte Oliveto:

Tabella 3.2.2: Dati relativi al pluviometro “Calenzano”

Le Linee Segnalatrici di Probabilità Pluviometrica (LSPP) esprimono la relazione tra l'altezza della precipitazione (h), la durata dell'evento (t) e la sua frequenza (Tr). L’espressione matematica di una curva di questo tipo è la seguente:


dove per t(durata di pioggia) > 1 ora si hanno:
a = 19,994
n = 0,332
m = 0,187

Con questi parametri è possibile costruire la Linea segnalatrice di Probabilità Pluviometrica per ciascun Tempo di Ritorno:
Fig. 3.2.7: Linea Segnalatrice di Probabilità Pluviometrica per la stazione “Calenzano”

Nel nostro caso abbiamo calcolato le altezze di pioggia per tempi di ritorno Tr pari a 20, 50, 100 e 200 anni ottenendo i seguenti risultati:
h(Tr=200) = 70,15 mm
h(Tr=100) = 61,62 mm
h(Tr=50) = 54,13 mm
h(Tr=20) = 45,61 mm
4. Studio Idrologico tramite il software
HEC-HMS

HEC-HMS è un software sviluppato dal Hydrologic Engineering Center ed ha lo scopo di simulare i processi afflussi - deflussi di un bacino idrografico.

Il programma è un modello matematico che contiene una vasta classificazione di metodi per la simulazione dello scorrimento idrico superficiale, e può essere applicato ad una vasta gamma di aree geografiche e casi problematici.

Le componenti fondamentali di un modello idrologico sono:

·       Basin Model
·       Meteorologic Model
·       Time Series Data
·       Control Specifications
·       Simulation Runs

4.1. Basin Model

Per la caratterizzazione fisica del bacino, il modello ha richiesto di specificare gli elementi idrologici presenti, quali:

·       Subbasin (sottobacino): un sottobacino è un elemento che non ha alcuna portata in ingresso ed è caratterizzato da un idrogramma dei deflussi in uscita;
·       Reach (tratto di corso d’acqua): un elemento Reach è caratterizzato da uno o più ideogrammi di deflusso in ingresso e da un idrogramma in uscita;
·       Junction (giunzione): un elemento di tipo Junction è caratterizzato da avere uno o più idrogrammi in ingresso ed un solo idrogramma in uscita;
·       Reservoir (invaso): gli elementi di tipo Reservoir sono caratterizzati da avere uno o più idrogrammi di deflusso in ingresso ed un idrogramma in uscita;
·       Diversion (diversione): un elemento Diversion è caratterizzato dall’avere due idrogrammi in uscita ed uno o più idrogrammi in ingresso;
·       Source (sorgente): un elemento Source è caratterizzato da non avere deflussi in ingresso e da avere un solo idrogramma in uscita;
·       Sink (pozzo): un elemento sink è caratterizzato da avere uno o più idrogrammi in ingresso e nessun idrogramma in uscita.

4.1.1 Elementi idrologici SUBBASIN

In questo studio è stato analizzato il bacino del torrente Marina schematizzandolo in tre sottobacini come segue: a monte troviamo i subbasin Vezzana e Le Croci che affluiscono nella junction Lamadisotto, dopodichè il torrente prende corpo con il reach La Marina 1; il terzo subbasin Carraia, posto più a valle rispetto ai due precedenti, confluisce nell’asta principale nella junction Cassiana, dalla quale prosegue il reach 2. La sezione di chiusura sink è stata presa 450 metri dopo la località Carraia.

Fig. 4.1: Schematizzazione con HEC-HMS del tratto in esame

Qui di seguito sono riportate le caratteristiche di ciascun sottobacino:

subbasin Le Croci
Superifcie
11.78
km2
Quota massima
914.70
m s.l.m.
Quota di chiusura
150.00
m s.l.m.
Percorso più lungo asta principale
5.50
km

subbasin Vezzana
Superifcie
5.13
km2
Quota massima
915.70
m s.l.m.
Quota di chiusura
150.00
m s.l.m.
Percorso più lungo asta principale
4.74
km

subbasin Carraia
Superifcie
8.20
km2
Quota massima
819.00
m s.l.m.
Quota di chiusura
98.60
m s.l.m.
Percorso più lungo asta principale
3.19
km

Il basin model serve a definire tutte le principali caratteristiche morfometriche dei bacini considerati, all’interno del modello afflussi-deflussi realizzato con Hec-Hms. Le informazioni richieste dal modello sono sia di carattere generale (es. superficie di bacino) che legate ai vari metodi disponibili in HMS.
In particolare, per ogni bacino introdotto nel modello, saranno specificate le seguenti caratteristiche utili per la determinazione della precipitazione efficace:
·       Metodo per il calcolo delle perdite di bacino
·       Metodo di trasformazione afflussi-deflussi
·       Metodo per il calcolo dei deflussi di base
Fig. 4.2: Sottobacino Le Croci
Fig. 4.3: Sottobacino Vezzana

Fig. 4.4: Sottobacino Carraia



4.1.2 Calcolo delle perdite di bacino (LOSS METHOD)

La stima delle perdite idrologiche avviene secondo metodi diversi a seconda che si considerino simulazioni relative a singoli eventi (generalmente eventi di piena, come nel caso specifico) o simulazioni continue su lunghi periodi temporali.
Il passaggio dalla precipitazione lorda alla precipitazione netta dipende da:
  • caratteristiche del bacino: uso e tipo dei suoli, stato di umidità del suolo all’inizio dell’evento;
  • caratteristiche degli afflussi: altezza totale di precipitazione, dinamica temporale
e distribuzione spaziale dell’evento.
Le perdite idrologiche vengono generalmente suddivise in:
  • intercezione;
  • evaporazione;
  • traspirazione delle piante;
  • immagazzinamento nelle depressioni superficiali;
  • infiltrazione.

Nei modelli di piena, l'infiltrazione sulle aree permeabili o semipermeabili costituisce
senz'altro la componente principale. Meno significativa, ma spesso non trascurabile
(specialmente in comprensori agricoli pianeggianti), è la perdita che avviene sul bacino per
immagazzinamento nelle depressioni superficiali dalle quali l'acqua viene allontanata solo
per evaporazione o infiltrazione. Le perdite per intercezione e per evapotraspirazione sono
invece importanti esclusivamente nell’analisi della risposta del bacino su lunghi periodi
temporali.

Il metodo SCS – CN
La capacità di ritenzione dei suoli viene sintetizzata efficientemente nel modello di
infiltrazione del terreno messo a punto dal Soil Conservation Service (1972) degli Stati
Uniti. Questo metodo viene largamente adottato perché consente, attraverso informazioni
quantitative sulla natura del bacino di facile acquisizione, di valutare le grandezze di
interesse anche per bacini non strumentati. Secondo il metodo SCS-CN, il volume di
deflusso superficiale (altezza di pioggia effettiva), Pnetta , per un evento isolato di piena è
dato da:

Pnetta = (P – Ia)2 / (P – Ia + S)


essendo P lo spessore di pioggia precipitato sul bacino, S lo spessore di massima ritenzione potenziale del terreno e Ia=cS, lo spessore di assorbimento iniziale, con 0<c<1.
L’assorbimento iniziale a I rappresenta il volume specifico di pioggia sottratto a priori per l’intercettazione della vegetazione e l’accumulo nelle depressioni superficiali e, come si può intuire, risulta difficilmente valutabile. Sulla base di dati sperimentali relativi a numerosi bacini statunitensi, il Soil Conservation Service ha suggerito per la stima di a I un valore di c = 0.2.
Per un fissato stato iniziale di imbibimento, la massima ritenzione potenziale del bacino è funzione del tipo di terreno e dell’uso del suolo, il cui effetto combinato è descritto globalmente dal parametro adimensionale CN, 0 < CN < 100, legato ad S dalla relazione:

S = 25,4 x (1000/CN – 10)

dove S è espresso in mm. Per determinare il valore del CN è necessario conoscere il tipo e l’uso del suolo, nonché il grado iniziale di imbibimento del terreno che può essere di tre tipi: AMC Tipo I, in caso di bacino asciutto, AMC Tipo II, per condizioni intermedie, e AMC Tipo III, in caso di bacino fortemente imbibito.
Il Soil Conservation Service americano ha eletto le condizioni iniziali intermedie, AMC Tipo II, come quelle più adatte per effettuare valutazioni sia dello stato attuale sia progettuali di un generico bacino idrografico (Woodward & Plummer, 2000).
In funzione delle caratteristiche idrologiche, i suoli possono essere suddivisi in quattro classi di permeabilità (A, B, C e D); in Tabella 4.1 sono descritte tali categorie dalla A alla D con potenzialità di deflusso crescente (Chow et al, 1988), mentre in Tabella 4.2 sono riportati i valori di CN per condizioni iniziali intermedie, AMC Tipo II, in funzione del tipo di suolo e dell’uso del suolo stesso.

Tabella 4.1: Categorie di terreno per capacità di deflusso
Tabella 4.2: Valori di CN in funzione del tipo di suolo e del suo utilizzo


Tutti e tre i sottobacini rientrano nel tipo di suolo C.

Il sottobacino Le Croci, quasi interamente ricoperto da terreno boscoso, ha un CN pari a 77.
Fig. 4.5: Perdite sottobacino Le Croci




Il sottobacino Vezzana, ricoperto da terreno boscoso ,seminativo e da pascolo, ha un CN pari a 84.

Fig. 4.6: Perdite sottobacino Vezzana

Il sottobacino Carraia, quasi interamente ricoperto da terreno coltivato , ha un CN pari a 88.

Fig. 4.7: Perdite sottobacino Carraia


4.1.3 Metodi di calcolo della trasformazione afflussi – deflussi (TRANSFORM METHOD)

Tra i modelli di trasformazione afflussi/deflussi presenti in HEC-HMS, è stato utilizzato quello basato sull’idrogramma unitario adimensionale del SCS (SCS Unit Hydrograph), avente in ascisse il rapporto tra il tempo e l’istante di picco e in ordinate il rapporto tra la portata istantanea e la portata di picco. Tale modello richiede come unico parametro d’ingresso il tempo di ritardo, tlag (ore), che intercorre tra i baricentri del pluviogramma efficace e dell’idrogramma superficiale.
Come tempo di ritardo per i sottobacini viene considerato il tempo di corrivazione, preso come la media dei risultati ottenuti con i seguenti metodi di calcolo:

Tabella 4.3: Metodi di calcolo utilizzati per il calcolo del tempo di corrivazione

Nella tabella seguente si riportano tutti i tempi di corrivazione calcolati per ogni sottobacino con i metodi di calcolo sopra esposti:

SOTTOBACINI
VENTURA (ore)
PASINI (ore)
GIANDOTTI (ore)
MEDIA (ore)
Le Croci
1,34
1,33
1,41
1,35
Vezzana
0,74
0,80
1,03
0,85
Carraia
1,21
1,07
1,07
1,12
TOTALE
2,36
2,42
2,12
2,30
Tabella 4.4: Calcolo del tempo di corrivazione per ogni sottobacino

Utilizzeremo perciò un tempo di corrivazione totale per tutto il nostro bacino di circa 2 ore e 20 minuti.
Fig. 4.8: Tempo di corrivazione sottobacino Le Croci

Fig. 4.9: Tempo di corrivazione sottobacino Vezzana

Fig. 4.10: Tempo di corrivazione sottobacino Carraia

4.1.4 Metodi di calcolo dei deflussi di base (BASEFLOW METHOD)

Poiché lo scopo della nostra analisi è la costruzione di un modello di previsione delle piene, non è affatto necessario il calcolo dei deflussi delle acque sotterranee, fenomeno che invece risulta rilevante nel caso di studio dell’alimentazione dei corsi d’acqua durante i periodi privi di precipitazioni. Per questo motivo, non selezioniamo nessuna opzione di calcolo per i deflussi di base e di default HEC-HMS li pone uguali a zero.

4.1.5 Elementi idrologici REACH

Gli elementi Reach vengono utilizzati per rappresentare la propagazione dei deflussi; in questo studio per il calcolo di quest’ultima si è scelto di utilizzare il metodo Lag (ritardo).
Per determinare il tempo di ritardo abbiamo utilizzato la formula inversa della velocità, considerando questa compresa tra i 3 km/h e i 6 km/h, mentre come distanza abbiamo utilizzato la lunghezza dell’asta in esame (reach).


Fig. 4.11: Tempo di ritardo nel tratto fra le junction LamadiSotto e Cassiana


Fig. 4.12: Tempo di ritardo nel tratto fra la junction Cassiana e la chiusura








4.1.6 Elementi idrologici JUNCTION

Gli elementi Junction vengono utilizzati per unire gli elementi Reach, e sono caratterizzati da un nome e da un’eventuale descrizione.

Fig. 4.13: Junction LamaDiSotto

Fig. 4.14: Junction Cassiana



4.1.7 Elementi idrologici SINK

L’elemento Sink individua la sezione di chiusura ed è caratterizzato solo dal nome e l’eventuale descrizione.


Fig. 4.15: Sink Chiusura


4.2 Meteorologic Model

Il Meteorologic Model serve per la definizione delle caratteristiche d’evapotraspirazione e di precipitazione relative ad ogni bacino considerato. Nel caso analizzato sono stati trascurati gli effetti dell’evapotraspirazione in quanto andiamo a valutare un evento di piena.
Per quanto riguarda i dati di precipitazione, vengono immesse le opzioni per il calcolo della precipitazione areale per ogni sottobacino. La distribuzione delle precipitazioni, rappresentata con lo ietogramma costante, è stata ottenuta con il metodo denominato Gage Weight.

Fig. 4.16: Metodo Gage Weights per la definizione del Meteorologic Model

Nel sottomenù Precipitation Gages è possibile inserire i dati relativi all’altezza di pioggia registrata dalle varie stazioni pluviometriche considerate, dopodiché per ogni sottobacino viene specificato il peso della singola stazione sia a livello quantitativo che temporale.

Fig. 4.17: Scelta del pluviometro per ogni sottobacino

Fig. 4.18: Influenza del pluviometro in ogni sottobacino



4.3 Time-Series Data

Le serie storiche di precipitazione registrate da ciascun pluviometro considerato, vengono immesse nel programma attraverso il menù Time-Series Data, nel quale si indica la localizzazione topografica della stazione, l’intervallo di pioggia (pari al tempo di corrivazione) e l’intensità, ottenendo in uscita uno ietogramma costante.


Fig. 4.19: Dati pluviometro Calenzano


Fig. 4.20: Intervallo di tempo considerato

Al fine di definire il regime pluviometrico della zona in esame e definire quindi gli idrogrammi di piena relativi ai vari tempi di ritorno è stata presa in considerazione la stazione pluviometrica di Calenzano per i tre sottobacini, e sono state eseguite simulazioni che hanno riguardato un tempo di pioggia Tp= 2:20 ore con tempi di ritorno Tr pari a 200, 100, 50 e 20 anni. In questo modo è stato possibile determinare il tempo critico di pioggia, Tpk, cioè quella durata che massimizza la portata al colmo.
Sono state analizzate le curve di possibilità pluviometrica (LSPP) relative alle piogge di durata superiore a 1 ora; l’equazione di riferimento per la rappresentazione delle curve di possibilità pluviometrica per la stazione di Calenzano risulta essere la seguente:


dove per t(durata di pioggia) > 1 ora si hanno:
a = 19,994
n = 0,332
m = 0,187
Fig. 4.21: Ietogramma costante di pioggia



4.4 Control Specifications

Le condizioni temporali di controllo (Control Specification) costituiscono uno dei moduli del software, al loro interno si definiscono l’intervallo temporale della durata e il passo temporale da utilizzare per la modellazione idrologica.
Sono molto importanti in quanto tutti i dati pluviometrici ed eventualmente di portata inseriti nel software devono essere riferiti all'intervallo temporale definito nelle condizioni di controllo altrimenti non se ne tiene conto nella modellazione.

Fig. 4.22: Intervallo temporale


4.5 Simulation runs

Dopo aver definito il basin model e il metereologic model abbiamo proceduto con le simulazioni, per generare degli idrogrammi di piena rispetto ai quali procedere con le verifiche idrauliche..
Le simulazioni sono state effettuate utilizzando un passo temporale di discretizzazione pari a 5 minuti ed una durata complessiva dell’evento pari a 8 ore (tale da poter monitorare il comportamento del bacino fino all’esaurirsi dell’onda di piena); qui di seguito si riportano i risultati ed i grafici per gli idrogrammi caratterizzati da un tempo di ritorno di 200 anni.


Fig. 4.23: Risultati di portata per ciascun elemento




Fig. 4.24: Idrogramma di piena per il sottobacino Le Croci

Fig. 4.25: Idrogramma di piena per il sottobacino Vezzana




Fig. 4.26: Idrogramma di piena per la junction LamaDiSotto

Fig. 4.27: Idrogramma di piena per il tratto La Marina 1




Fig. 4.28: Idrogramma di piena per il sottobacino Carraia

Fig. 4.29: Idrogramma di piena per la junction Cassiana




Fig. 4.30: Idrogramma di piena per il tratto La Marina 2


Fig. 4.31: Idrogramma di piena per il sink Chiusura




5. Analisi idraulica tramite il software HEC-RAS

Il software HEC-RAS permette di eseguire modellazioni idrauliche di corsi d'acqua naturali o canali artificiali al fine di ricostruire il profilo di corrente e le caratteristiche idrauliche in tutte le sezioni.
Per le modellazioni idrauliche di corsi d’acqua viene utilizzato lo schema monodimensionale e tramite l'utilizzo di alcuni elementi specifici è possibile simulare l'effetto provocato sulla corrente dalla presenza di strutture in alveo e restringimenti di sezione.
Nel tratto oggetto di studio, infatti, sono presenti due strutture che influenzano le condizioni del moto e il comportamento del torrente, un’opera idraulica (briglia) e un attraversamento viario.
Il software ha consentito il calcolo del profilo del pelo libero sia nel caso di moto stazionario che in quello di moto vario.
Per definire la geometria sono stati utilizzati i rilievi topografici effettuati dalla provincia di Firenze e le misurazioni effettuate sul campo con l’ausilio di strumenti come il distanziometro laser.
Sono state prese in considerazione 14 sezioni dell’alveo, scelte in maniera opportuna in base alla loro collocazione.
Nello specifico, per ben modellare su HEC-RAS un ponte o una briglia, è opportuno rilevare una sezione immediatamente a monte e una immediatamente a valle dell’opera, e altre due sezioni a valle e a monte ad una maggiore distanza in modo che non risentano del disturbo causato dalla presenza delle strutture.




5.1 Inserimento dei dati
I risultati dell’immissione all’ interno del comando geometry data sono:

Fig. 5.1: Andamento dello schema planimetrico in HEC-RAS

Fig.5.2: Sezione 14

Fig.5.3: Sezione 13
Fig.5.4: Sezione 12

Fig.5.5: Sezione 11
Fig.5.6: Sezione 10

Fig.5.7: Sezione 9

Fig.5.8: Sezione 8

Fig.5.9: Sezione 7
Fig. 5.10: Sezione 6

Fig. 5.11: Sezione 5
Fig. 5.12: Sezione 4

Fig. 5.13: Sezione 3
Fig. 5.14: Sezione 2

Fig. 5.15: Sezione 1
Fig. 5.16: Andamento del fondo
Si riporta qui la sezione 11.2 posizionata all’altezza del ponte del Cimitero della Carraia.
Il rilievo dell’impalcato e delle pile è stato possibile grazie agli strumenti citati precedentemente.
Fig. 5.17: Sezione del ponte
Il coefficiente di Manning è stato assunto pari a 0.025 (erba alta) per le aree esterne al main channel e 0.035 per il MC (alveo ghiaioso-ciottoli).


Fig.5.18: Foto alveo

Per l’analisi in moto permanente vengono utilizzati i picchi di piena calcolati con il programma HEC-HMS, e come condizioni al contorno l’altezza di moto uniforme sia nella sezione di valle che nella sezione di monte.

Di seguito, in ognuna delle immagini si indicano con la linea punteggiata rossa la profondità critica, con la linea tratteggiata verde la Energy line e con la linea blu continua il pelo libero della corrente.

Portate di picco
Tr 200
106.5
m3/s
Tr 100
88.5
m3/s
Tr 50
73.6
m3/s
Tr 20
56.4
m3/s
Tabella 5.1: Portate di picco per Tr pari a 20, 50, 100 e 200 anni

Fig. 5.19: Profilo simulazione Tr=20

Fig. 5.20: Profilo simulazione Tr=50

Fig. 5.21: Profilo simulazione Tr=100

Fig. 5.22: Profilo simulazione Tr=200

Dalle analisi effettuate con il software risulta che il pelo libero resta all’interno dell’alveo, senza che si verifichi alcuna esondazione e senza mostrare zone di particolare criticità per tutti i tempi di ritorni valutati.
Di seguito viene riportata figura riguardante il livello del pelo libero nella sezione del ponte di Carraia.

Fig. 5.22: Simulazione in corrispondenza del ponte

Per le analisi in moto vario con tempo di ritorno 200 anni si inseriscono i valori di portata dell’idrogramma ottenuto con HEC-HMS, ponendoli come condizione al contorno di monte del tratto in studio.
Rimane invariata la condizione di valle usata per il caso del moto permanente ossia la quota della profondità di moto uniforme (Normal Depth) ottenuta inserendo nel programma di calcolo l’inclinazione del fondo. Come condizione iniziale è stata inserita una portata pari a 10 mq/s.
La forma dell’idrogramma di piena è la seguente:
Fig. 5.23: Idrogramma Tr=200 anni
Le seguenti figure rappresenta dei fermo immagine relativi all’andamento temporale del profilo del pelo libero.
Fig. 5.24: Profilo del pelo libero
Fig. 5.25: Profilo del pelo libero

Fig. 5.26: Profilo del pelo libero
Fig. 5.27: Profilo del pelo libero
Fig. 5.28: Profilo del pelo libero
Anche in questo caso dalle analisi effettuate risulta che il pelo libero resta all’interno dell’alveo, senza che si verifichi alcuna esondazione e senza mostrare zone di particolare criticità per tutti i tempi di ritorni valutati.



6. Trasporto solido


6.1 Campionamento dei sedimenti

Prima di determinare il trasporto solido è necessario conoscere l’aspetto sedimentologico dell’alveo, cioè determinare la granulometria dei sedimenti presenti nel tratto di studio. L’analisi sedimentologica deve essere effettuata in zone rappresentative dell’intero corso d’acqua, laddove l’alveo presenta un comportamento regolare e possono essere individuati corpi sedimentari o barre.

La raccolta dei sedimenti è stata effettuata a monte della sezione della briglia che segue il ponte del cimitero della Carraia. Nell’immagine seguente è possibile inquadrare la zona del rilievo sedimentologico.

Fig. 6.1: CTR 1:10000, foglio 263070

Fig. 6.2: Torrente Marina

A seconda delle dimensioni del materiale, l’analisi può essere condotta in sito oppure, se le dimensioni sono inferiori a 4 cm, in laboratorio attraverso l’uso di setacci. Per l’analisi sul fiume è necessario individuare sul greto un’area di campionamento quadrata di dimensioni preferibilmente 10m x 10m. Su quest’area si costruisce una griglia di cento nodi ognuno dei quali rappresenta un punto di campionamento. Il ciottolo sottostante il nodo viene prelevato ed analizzato tramite una maschera di misura se il diametro è compreso fra 4−256 mm o tramite un comparatore visivo se il diametro è compreso fra 0.062−11.5 mm.

Fig. 6.3: Maschera di misura
Tabella 6.1: Diametri

Fig.6.4: Distribuzione dei campioni
Fig.6.5: Curva granulometrica

Per la stima del trasporto solido dobbiamo quindi estrapolare dai dati le grandezze utili all’applicazione delle formule. Il dato fondamentale è il valore del diametro caratteristico D40 che, nel nostro caso, è di 55 mm (5,5 cm).

6.2 Curva di durata delle portate
Non essendo disponibile una curva delle durate del torrente Marina è stato necessario ricavarne una dai dati pluviometrici ricavati dalla stazione precedentemente menzionata (Calenzano). I dati necessari sono il valore di pioggia cumulata (mm) e il numero di giorni piovosi all’anno.

Anno
Cumulata mm
Giorni piovosi
1965
1117.6
107
1966
1250
107
1967
730.6
78
1968
968.8
101
1969
893.4
112
1970
876.3
95
1971
810.8
81
1972
878.2
99
1973
642.3
83
1974
722.8
95
1975
872.8
79
1976
1077.4
95
1977
918.8
110
1978
971.2
102
1979
1118
100
1980
934.6
94
1981
837
80
1982
972.4
86
1983
777
77
1984
1111.2
115
1985
594.2
75
1986
844
91
1987
938.5
88
1988
628.8
75
1989
640.8
69
1990
772.2
76
1991
1065
87
1992
980.6
92
1993
749
82
1994
597
62
1995
689.4
91
1996
844.8
87
1997
670.6
98
1998
639.9
71
1999
726.6
87
2000
609
85
2001
586.6
74
2002
612.6
78
2003
352.2
49
2004
522.7
66
2005
453
65
2006
502.1
65
2007
699.2
70
2008
821.2
105
2009
862
86
2010
1242.2
107
2011
727
59
Tabella 6.2: Piogge cumulate annuali

Fig.6.5: Distribuzione cumulate piogge

Assunta una distribuzione probabilistica di tipo esponenziale, si definisce la probabilità di non superamento di una determinata altezza di pioggia h:

P(h) = 1- α/β * exp(-αh)
1 - P(h) = t/365

dove t è il numero di giorni di superamento dell’altezza di pioggia h:
h(t) = -1/α * ln( βt/(365α))
dove α e β hanno le seguenti espressioni:
α = P(0)/ hg
β = α / (1- P(0))

dove P(0) = 1 – nm/365 (probabilità di non pioggia) e hg = hm / 365 (pioggia media giornaliera).

P(0)
0.764733314
hg
2.20649373
alpha
0.346583044
beta
1.47314968
Tabella 6.3: Valori calcolati di P(0), hg, α, β


Si assume come intensità critica:
Ipcr = h / Tc

Tc = 8388 s

Tramite il metodo dell’infiltrazione si calcola la portata convogliata nel torrente Marina, segnalando che:
Q = A * (Ipcr – Km)


gg
sec
h(t) mm
Ipcr m/s
A mq
Q mc/s
0.001
86.4
32.77892
3.91E-06
25119700
79.82625
0.01
864
26.13524
3.12E-06
25119700
59.93032
0.1
8640
19.49157
2.32E-06
25119700
40.03438
0.5
43200
14.84784
1.77E-06
25119700
26.12772
1
86400
12.84789
1.53E-06
25119700
20.13844
2
172800
10.84795
1.29E-06
25119700
14.14917
5
432000
8.204163
9.78E-07
25119700
6.23178
10
864000
6.204218
7.4E-07
25119700
0.242506
Tabella 6.4: Portate di pioggia

Fig 6.6: Curva delle durate





6.3 Stima della capacità di trasporto solido: metodo di Schoklitsch
Il calcolo della capacità di trasporto solido media annua viene determinato a partire dalla curva di durata che descrive l’andamento della portata liquida durante l’anno medio. Per valutare l’inizio del trasporto solido si mettono in relazione i valori di portata con un valore di portata critica di riferimento.

Qcr = 0,6 B (D40)^1,5 / (J^(7/6))

Dove B è la larghezza dell’alveo attivo (zona dell’alveo che contribuisce al trasporto solido, D40 è il diametro caratteristico e J la pendenza dei tratti in studio).
Nel tratto a monte della briglia abbiamo (sez. 10-9-8 interpolate):

Tratto
1
2
3
4
5
6
7
8
9
10
L
20
20
20
20
20
20
20
20
20
15
if
0.012
0.012
0.012
0.012
0.012
0.012
0.012
0.012
0.012
0.012
B
16.08
17.515556
18.95111
20.38667
21.82222
23.25778
24.69333
26.12889
27.56444
29
D40(mm)
55
55
55
55
55
55
55
55
55
55
D40
0.055
0.055
0.055
0.055
0.055
0.055
0.055
0.055
0.055
0.055
Qcr
21.67387
23.608827
25.54378
27.47873
29.41369
31.34864
33.28359
35.21855
37.1535
39.08845
Tabella 6.5: Portate critiche nelle varie sezioni amonte della briglia

Nel tratto a valle della briglia abbiamo (sez. 8-7-6-5-4):

Tratto
08-07
07-06
06-05
05-04
L tratto
26
76
93
62
if
0.014861
0.0142
0.0132
0.012598
B
29.5
15.5
15.12
13.71
D40 mm
55
55
55
55
D40 m
0.055
0.055
0.055
0.055
Qcr
30.9833182
17.16684876
18.23521225
17.46013248
Tabella 6.6: Portate critiche nelle sezioni a valle della briglia
La formula di Schoklitsch fornisce valori sufficientemente attendibili per alvei con pendenza maggiore allo 0.1% nei tratti in cui si verificano con buona approssimazione le condizioni di moto uniforme; essa è definita nel modo seguente:
dove Qs è la portata solida, Q quella liquida e μ = 1 se Q>Qcr e uguale a 0 se Q<Qcr. Per poter usufruire dei valori di durata delle portate, la formula di Schoktlisch può essere discretizzata nel modo seguente:
Dove dti è l’intervallo di tempo in secondi in cui si considera la portata costante,mentre Q(t) è il valore della portata nell’intervallo dti. Fissata una successione di tempi si definiscono gli intervalli ed il valore della portata in corrispondenza di un tempo della successione (valutato sulla curva di durata), è assunto costante in tutto l’intervallo dti ed è quindi posto uguale a Qi(t).

I volumi mossi all’anno sono:
 A monte della briglia:

Tratto
1
2
3
4
5
6
7
8
9
10
Vtot mc/anno
653.6
488.8
323.9
251.2
218.2
185.3
152.3
119.3
86.36
53.4
Tabella 6.7: Volume di solido trasportato nelle sezioni a monte della briglia

A valle della briglia:

tratto
08-07
07-06
06-05
05-04
Vtot mc/anno
263.8934
1661.358
1279.0063
1334.55
Tabella 6.8: Volume di solido trasportato nelle sezioni a valle della briglia
6.4 Variazione del fondo alveo

Il bilancio sedimentologico viene eseguito a partire dall’applicazione dell’equazione di continuità al fondo dei sedimenti



dove z è la quota del fondo, Qs è la portata solida, B è la larghezza dell’alveo attivo ed n è la porosità dei sedimenti.
Accanto a questa occorre definire alcune ipotesi che permettono la soluzione della precedente equazione:
-        apporti laterali di portata solida nulli
-        concentrazione solida in sospensione nulla
-        larghezza alveo attivo costante.

La quota z dell’alveo tende ad aumentare qualora la portata solida in uscita risulti minore di quella in ingresso, permettendo così il deposito dei sedimenti; di contro, se la portata solida in uscita fosse maggiore di quella entrante, avremmo un fenomeno di erosione che provocherebbe l’abbassamento della quota dell’alveo. Si può ottenere la variazione di quota del fondo dalla seguente relazione:





A valle della briglia:

tratto
delta x
B
Vs in
Vs out
z (m)
7_8
26
29.5
150
263.8933811
-0.212131
erosione
6_7
76
15.5
263.8933811
1661.358348
-1.694719
erosione
5_6
93
15.12
1661.358348
1279.006329
0.388446
deposito
4_5
62
13.71
1279.006329
1334.553725
-0.093355
erosione
Tabella 6.9: Variazione al fondo nei tratti a valle della briglia

A monte della briglia:

tratto
delta x
B
Vs in
Vs out
z (m)
1
20
16.08
720
653.5903655
0.2949966
deposito
2
20
17.51555556
653.5903655
488.7675317
0.6721488
deposito
3
20
18.95111111
488.7675317
323.9446979
0.6212332
deposito
4
20
20.38666667
323.9446979
251.1875261
0.2549186
deposito
5
20
21.82222222
251.1875261
218.2229594
0.1078997
deposito
6
20
23.25777778
218.2229594
185.2583926
0.1012398
deposito
7
20
24.69333333
185.2583926
152.2938258
0.0953542
deposito
8
20
26.12888889
152.2938258
119.3292591
0.0901153
deposito
9
20
27.56444444
119.3292591
86.36469231
0.0854221
deposito
10
20
29
86.36469231
53.40012555
0.0811935
deposito
Tabella 6.10: Variazione al fondo nei tratti a monte della briglia

Dai risultati risultata accettabile il deposito di materiale a monte della briglia, ma eccessivo lo scavo tra la sezione 6 e 7 a valle della briglia.
7. Proposte d’intervento

Dall’analisi dei risultati sul trasporto solido emerge un eccessivo scavo del fondo tra le sezioni 6 e 7. La variazione del fondo risulta pari a circa 1,7 metri rispetto alla situazione attuale.

La sistemazione delle aste torrentizie in erosione viene eseguita, nella maggior parte dei casi, mediante  la  realizzazione  di  opere trasversali in successione (briglie) che, per effetto di rallentamento della corrente,  provocano  a  monte  delle  opere  stesse  (cassa  di  trattenuta  o piazza  di  deposito),  la  sedimentazione  di  parte  del  materiale  solido trasportato dalla corrente, e quindi la diminuzione della pendenza media del  fondo. Il risultato  è  il  raggiungimento  della  pendenza  di compensazione, in corrispondenza della quale, per un‘assegnata portata di  progetto,  il  materiale  in  alveo  risulta  soggetto  ad  un  regime  di equilibrio  dinamico  per  cui  la  quantità  di  materiale  solido  trasportato verso  valle  viene  bilanciata  dall‘apporto  di  materiale  da  monte.
La briglia verrà realizzata in corrispondenza della sezione 6.
Fig.7.1 Posizione briglia in corrispondenza della sezione 6
7.1 Determinazione della pendenza di compensazione e calcolo dell‘altezza delle briglie

Il primo passo per la progettazione di un intervento di sistemazione di  un  corso  d‘acqua finalizzato  a  riportare  il  regime  di  trasporto  solido nelle condizioni di equilibrio dinamico consiste nella determinazione della pendenza  di  compensazione  (o  pendenza  di  sistemazione).  Il raggiungimento  di  un  tale  valore  di  pendenza  media  sarà  garantito,dalla presenza delle briglie.
Fig. 7.2: Funzionamento delle briglie

Il  valore  della  pendenza  di  compensazione può  essere determinato imponendo che il rapporto tra lo sforzo tangenziale al fondo e  il  peso immerso  della  particella  rispetti  i  valori  dell‘abaco  di  Shields, validi in caso di alta sommergenza (h/d maggiore di 6):



TABELLA RIASSUNTIVA
Raggio idraulico
0.83
m
Peso specifico
2600
kg/m3
Peso specifico acqua
1000
kg/m3
D50
0.0136
m
phi
0.056
pendenza critica
0.001468145
h
0.149750747
Altezza briglia
1.3
m

Tabella 7.1: Valori per il calcolo della quota di progetto
Fig.7.3: Sezione briglia di progetto


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