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1. Il SUDAN E IL NILO
La Repubblica del Sudan, situata nell’Africa
nord-orientale, confina a nord con l'Egitto, a ovest con la Libia, il Ciad e la
Repubblica Centrafricana, a Sud con il Sud Sudan, a est con l'Etiopia,
l'Eritrea e il Mar Rosso (fig.2.1).

Fig.1
Posizione e cartina fisica del Sudan
In
termini di superficie è stato il più grande stato
del continente africano,
fino all'otto luglio 2011;
in seguito all'indipendenza del Sudan del Sud,
l'Algeria è
diventato lo stato africano con la maggiore estensione geografica.
Ha
una superficie di 1.886.068 km² (la percentuale di superficie
coperta dall’acqua si attesta attorno al 5,18 %), una popolazione di
30.894.000 abitanti e un indice di crescita della popolazioni pari al 2,71%
all’anno. Le aree più popolate si trovano nel centro del paese, dove è situata
Khartoum, la capitale; altri insediamenti importanti sono distribuiti lungo le
rive del Nilo Azzurro e del Nilo Bianco.
1.1 Il clima e i suoi cambiamenti
nel bacino del Nilo.
Il bacino si
estende per circa 2.867.000 Km² e coinvolge 11 stati (Egitto, Sudan,Sud Sudan Uganda,
Kenya, Tanzania, Rwanda, Burundi, Repubblica Democratica del Congo , Etiopia ed
Eritrea).

Fig.1
Il bacino del Nilo
Il
clima dell’Egitto è di tipo desertico su
quasi tutto il Paese, eccezione fatta per la zona mediterranea dove esso è più
temperato (sebbene notevolmente più secco rispetto alla media dei paesi del
Mediterraneo). Gli inverni sono miti, anche se non mancano gelate
invernali nel deserto. In queste zone vengono rilevate forti escursioni
termiche tra il giorno e la notte. Le estati sono molto calde e secche, e le
temperature raggiungono molto facilmente i 43-45 °C, con punte di oltre
50 °C in pieno deserto. Le precipitazioni sono molto scarse,
soprattutto nelle zone interne sahariane, dove può non piovere per molti mesi. Le
sole piogge significative sono quelle che interessano, in inverno, la fascia
costiera mediterranea; infatti, si
riscontrano 190 mm medi annui di pioggia sulla costa mediterranea, e 24 mm medi
annui, con oscillazioni alquanto considerevoli di anno in anno, esclusivamente
nel semestre invernale, nella zona desertica settentrionale.


Fig.
2 Precipitazioni medie presso Assuan (1.38 mm/anno) nella zona desertica
settentrionale
Il
Sudan (Nord e Sud) ha un clima tropicale continentale, con minime
variazioni sulla costa dovute all’influsso climatico del Mar Rosso. Variazioni
stagionali ed escursioni giornaliere sono estreme nelle zone desertiche, con
temperature invernali che possono scendere fino a 4,4 °C e temperature estive
che superano i 43,3 °C.
Alte
temperature e bassi tassi di umidità prevalgono nelle pianure centrali e nel
nord, causando siccità e carestie che flagellano il paese; nell’estremo sud il
clima equatoriale comporta al contrario eccessi di umidità e precipitazioni
abbondanti.
Difatti,
il territorio del Sudan
può essere suddiviso in tre grandi regioni fisiche: a nord vi è un'area
desertica sahariana che copre circa il 30% del paese; vi è poi la regione semi
arida del Sahel, caratterizzata da steppe e, a sud, si estende un'ampia
regione, il Sudd, occupata da paludi e foreste pluviali.
A
Khartoum, che è nella fascia saheliana, cadono annualmente 160 mm; i millimetri
di pioggia caduta mediamente ogni anno aumentano verso sud, toccando i 1500 mm
sui rilievi meridionali (fig.3)


Fig.3
Precipitazioni medie a Khartoum e nel Sudan
L’ Etiopia ha un territorio
sterminato con climi molto differenti. Tra altopiano e bassopiano la
temperatura varia notevolmente, così come tra la regione del Tigray e il sud.
Il clima è di tipo tropicale a due stagioni, una invernale asciutta
(ottobre-marzo) e una estiva
(aprile-settembre) piovosa.
La temperatura media di Addis Abeba è di
circa 15 °C in dicembre e di circa 18 °C in maggio. Luglio e agosto,
i mesi delle grandi piogge, hanno temperature medie intorno ai 15-16 gradi
(minime intorno agli 11). Le minime più basse (5-6 gradi C) si hanno in
novembre e dicembre. La piovosità annua media è di circa 1200 mm (minima da
novembre a gennaio, massima da giugno a settembre).

Fig.4
Precipitazioni medie annue in Etiopia
L'altopiano centrale e la parte ovest
della dorsale di Diredawa, con clima tropicale , hanno una lunga stagione
piovosa estiva (ma temperatura mitigata dall'altitudine) e precipitazioni tra
1000 e 1500 mm/anno .
La parte più occidentale al confine col Sud Sudan, la regione di
Auasc, la fascia collinare al confine con l'Eritrea e la parte più orientale
della dorsale di Diredawa, con clima tropicale, hanno una stagione umida estiva
di 4-5 mesi e precipitazioni annue tra 500 e 1000 mm.
La parte più meridionale al confine con
il Kenya, quasi tutto l'Ogaden e la parte del paese ai confini con Gibuti e con
l'Eritrea a est della depressione dancala hanno un clima tropicale secco e
precipitazioni tra 250 e 500 mm/anno.


Fig.5
Precipitazione media nei pressi di Gore, Etiopia (nei pressi del confine col
Kenya)
Nella regione dei grandi laghi (Tanzania
e Uganda) il clima è di tipo tropicale, caratterizzato da due stagioni
secche e due stagioni umide, regolate dai Monsoni e dagli Alisei provenienti
dall'Oceano Indiano.
L'altitudine determina, inoltre, netti
contrasti climatici: abbondanti precipitazioni sui versanti montuosi più
esposti ad est, con escursioni termiche anche di 10 °C tra giorno e notte e
scarse precipitazioni con escursioni termiche giornaliere più blande, nelle
zone circostanti.
La stagione
delle lunghe piogge va da fine marzo a metà giugno, la stagione delle brevi piogge va da
fine ottobre ai primi di dicembre, mentre
la stagione secca va da dicembre a marzo. Da luglio a settembre il clima
è più mitigato.


Fig.6
Precipitazioni medie nei pressi di Jinjia in Uganda

Fig.7
Precipitazioni medie annue in Tanzania


Fig.8
Precipitazioni medie in Uganda e a Enteberre

Fig.9
Riepilogo delle precipitazioni medie nel bacino del Nilo
Le risorse idriche sono inestricabilmente
legate al clima, quindi la prospettiva del cambiamento climatico globale ha
gravi implicazioni per quest’ultime e per lo sviluppo dei paesi stessi.
Oltre a questo, per fornire adeguate
risorse idriche all'Africa dovranno essere affrontate una serie di sfide, tra
cui l’incremento della pressione demografica e i problemi connessi all'utilizzo
del suolo. Tutte queste questioni sono connesse tra loro e dovranno essere
gestite tenendone di conto.
Il Nilo è particolarmente sensibile al
riscaldamento climatico; infatti la
portata diminuisce, anche quando non si verificano diminuzioni delle
precipitazioni, a causa dell’ importante ruolo svolto nel ciclo idrologico da
fenomeni come l’evaporazione. Le temperature più elevate aumentano le perdite
per evaporazione.
Allo stesso tempo anche piccoli cali
sulle media annuali delle precipitazioni per periodi prolungati potrebbe
portare alla riduzione delle portate, anche se le temperature rimassero invariate.
Modelli di cambiamento climatico
elaborati dall’IPCC propongono per le portate del Nilo scenari diversificati:
da un incremento del 30% ad una diminuzione del 78%.
La prospettiva più reale ritiene che le
precipitazioni annuali diminuiranno in quasi tutto il continente africano, con
l’eccezione dell’Africa orientale, dove, invece, si prevede che aumentino.
Entro il 2050 è previsto che l’Africa Subsahariana subisca una riduzione fino
al 10% delle precipitazioni annuali, ed un incremento di 1,6° C rispetto alla
temperatura media attuale.
La grande incertezza in materia di
cambiamento climatico rende molto difficile per i gestori del bacino la scelta
di una politica di risposta corretta.
Per esempio, per i tropici sono previsti
cambiamenti climatici relativamente piccoli , però a causa della sensibilità
dei laghi tropicali al clima, queste variazioni potrebbero provocare effetti
negativi considerevoli. Il livello del lago Vittoria è aumentato rapidamente
nel 1960, dopo solo un paio di stagioni con precipitazioni superiori alla
media, ed è rimasta elevato fino ai nostri giorni.

Fig.10
Variazione del livello del lago Vittoria
Negli ultimi anni si è registrato un
abbassamento del livello del lago, che ha raggiunto il livello più basso dal
settembre 1961, passando dagli oltre 12 m nel 2003 a 11 m nel 2006. Ciò è
dovuto ad una diminuzione delle precipitazioni, al cambiamento climatico e ad
un aumento della produzione idroelettrica.
La temperatura nei pressi del lago è
incrementata di circa 0.5° rispetto al 1960.
Come abbiamo potuto notare dall’esempio,
anche se gli scenari climatici attuali prevedono soltanto piccoli aumenti di
temperature presso i tropici, a causa di piccole variazioni di temperatura l'equilibrio idrico può drasticamente
alterare i livelli delle acque.
Le temperature tropicali nel 1980 erano
più alte di 0.5° rispetto al secolo
precedente e più basse di 0.3° rispetto
ad oggi. Per paesi equatoriali, come l’ Uganda ed il Kenya, sono previsti
incrementi di temperatura di circa 1,4 ° C nel 2025.
Per dare un’ulteriore dimostrazione di
quanto detto in precedenza, si può citare come ulteriore esempio il Darfur. Il conflitto in Darfur è stato, in parte,
causato dai cambiamenti climatici e dalla degradazione ambientale. Nel corso di
40 anni le precipitazioni sono diminuite del 30% e il Sahara è avanzato di più
di 1,5 km all’anno. La progressiva scomparsa di pascoli, la riduzione della
disponibilità d’acqua e di terra coltivabile hanno acceso le tensioni tra
pastori e agricoltori, che si ritiene
siano all’origine del conflitto.
Inoltre, il delta del Nilo si riduce con
una media di 8 metri all’anno e, a
causa dei cambiamenti climatici, è previsto un innalzamento del livello del
mare che potrebbe allagare il 20% del delta del fiume, dove vive il 60% dei 78
milioni di egiziani.
Visto che l’Africa ha un tasso di
crescita molto elevato e che la notevole alterazione del suolo contribuisce ad
aumentare la frequenza con cui si verificano episodi di allagamenti o al
contrario di lunghi periodi di siccità,
entro il 2025, secondo
le previsioni il numero dei paesi che registreranno stress idrico (con
disponibilità di acqua tra i 1000 e i 1700
all’ anno) nel continente salirà a 21 e
riguarderà oltre 600 milioni persone.

La freshwater presente in Africa è stimata intorno a 4.050
kmc/yr [UNEP: United Nations Environmental Programme], pari al 9% di quella
mondiale. Questa risorsa non è ben distribuita sull’intero continente: le
regioni centro-occidentali sono favorite per la maggiore quantità di
precipitazioni rispetto a quelle del nord e del sud del continente. Il Paese
più ricco di freshwater è la Repubblica Democratica del Congo, che con i
suoi 935 kmc/yr possiede più del 30% della freshwater africana.

Fig.11
Stati africani a rischio di stress water
Tra i paesi del bacino sicuramente
l’Egitto e il Rwanda soffrono maggiormente di stress idrico e secondo le
previsioni la questione peggiorerà ulteriormente, e già prima del 2025, avranno
a disposizione meno di 1000
all’ anno. Anche il Sudan e l’Etiopia,
dovranno far fronte a questo tipo di problema, infatti nel 2025 faranno parte
dei paesi soggetti a stress idrico.

Ulteriore aspetto legato alla
sostenibilità del fiume è l’incremento demografico.
Attualmente la popolazione che vive nel
bacino del Nilo si attesta attorno ai 408 milioni, il 40% della popolazione
africana.
Se l’attuale tasso di crescita della
popolazione nel bacino del Nilo rimanesse inalterato, la popolazione totale del
bacino salirebbe a 859 milioni entro il 2025, con ovvie conseguenze sulla
disponibilità di risorse idriche da parte degli Stati rivieraschi, i quali
dovrebbero far fronte ad un’ ulteriore scarsità d’acqua.
La scarsità di terra, d’acqua e di altre
risorse naturali è spesso considerata uno dei principali fattori alla base di
violenti conflitti. Questa, insieme ad altri effetti del cambiamento climatico,
porterà ad un aumento dei fenomeni migratori, specialmente in quelle regioni
maggiormente afflitte dalla scarsità di risorse naturali e dalla variabilità
climatica, provocando quindi una forte pressione sulle risorse presenti nei
Paesi confinanti, eventualmente già instabili e a rischio di conflitto. Tutto
ciò non significa che il cambiamento climatico sarà la causa diretta di
conflitti in futuro, ma l’ambiente, come risultato dei cambiamenti climatici,
diventerà un importante fattore per il loro scoppio, che andrà a combinarsi con
le esistenti divisioni su base etnica, nazonalista o religiosa.
L’International Alert, una ONG, ha
identificato 61 Paesi a rischio cambiamento climatico e di conflitto.
L’ elenco di questi 61 Paesi è stato stilato in base anche alle
valutazioni dell’Intergovernmental Panel on Climate Change (IPCC).
Di tali 61 Paesi, 31 sono situati nel
continente africano e 7 nel bacino del Nilo, questo ad indicare come questo
fiume sia cruciale per i destini dei paesi rivieraschi.

Fig.12
Paesi africani esposti al doppio rischio cambiamento climatico e conflitto.
Rettifiche in risposta ai cambiamenti
climatici potrebbero determinare sia cambiamenti nella distribuzione delle
risorse idriche sia adeguamenti strutturali nel bacino.
1.2
Il Nilo
Il Nilo è il più grande fiume al mondo,
con una lunghezza pari a 6.671 km (considerando anche i suoi tributari
raggiunge circa 35.500 km).
Il Nilo azzurro, con un bacino
idrografico pari a 178700 km²,
è l’ affluente che contribuisce maggiormente all’apporto di acqua e
di limo fertile. Quest’ultimo nasce dal lago Tana (superficie di
3600 km²; altitudine 1788 m s.l.m.), scorre per circa
1.400 km e, dopo aver attraversato gli altopiani etiopici, piega verso
nord-ovest attraverso il Sudan, fino
a Khartoum.

Fig.
13 Il corso del Nilo Azzurro
Mentre
il Nilo bianco, con un bacino idrografico di 1.800.000 km², è il più lungo
degli affluenti; nasce dal lago Vittoria
(bacino 238.900 km²; altitudine 1.133 m s.l.m.; superficie
68.870 km²) e procede verso
nord-ovest attraverso l’Uganda, fino a formare il lago Kyoga.
In seguito attraversa il lago Alberto e scorre verso nord fino a Nimule, dove raggiunge il confine con il
Sud Sudan.
Dopo
aver attraversato la pianura del Sud Sudan e
le vaste paludi del Sudd si dirige verso il Lago No, per poi
giungere, dopo circa 3700 km, a
Khartoum.
In questo tratto il fiume mantiene un flusso costante nel corso di tutto
l’anno.

Fig.14 Percorso del Nilo
Altro
importante affluente è l’Atbara, che nasce nell'Etiopia nord-occidentale
a circa 50 km a nord del Lago Tana, e scorre
per circa 805 km prima di sfociare nel Nilo
nei pressi di Atbara.
Riesce a scorrere per tutto il suo tratto solamente
durante la stagione delle piogge in Etiopia
e si prosciuga molto rapidamente.

Fig.15
L’Atbara

Il
Nilo Bianco e quello Azzurro si incontrano e si fondono vicino alla capitale
sudanese Khartoum e formano il
Nilo.
Nei
pressi del sito Merowe, sede della diga oggetto di studio, le caratteristiche
del fiume Nilo dipendono quindi da due diversi regimi idraulici: quello del
Nilo bianco e quello del sistema Nilo azzurro/Atabara. Il fiume prosegue in
direzione nord attraversando una vasta zona desertica fino a raggiungere
il lago Nasser, un bacino artificiale formato dallo
sbarramento della diga di Assuan.
Alla
fine il Nilo si dirama in un grande delta, che si estende per 24.000 km² e
sfocia nel Mar Mediterraneo.
Fig.16 Le cateratte
1.3
Le variazioni di portata del Nilo
La portata
d’acqua del Nilo bianco a Mongalla (segnato in verde nella
fig.18) è costante durante quasi tutto l'anno e la media è di 1.048 m³/s.
Passata la città di Mongalla, il Nilo entra in un’enorme regione paludosa chiamata Sudd nel Sud Sudan. Più della metà delle acque del Nilo viene persa in
queste paludi causa l’evaporazione e la filtrazione nel suolo. La portata scende
drasticamente a circa 510 m³/s.

Fig.18 Punti in cui il Nilo ha un cambiamento
rilevante di portata
Da qui ben
presto incontrerà il fiume Sobat, che contribuisce mediamente con 412 metri cubi di
acqua al secondo.
La portata media del Nilo bianco a Malakal (segnato in giallo nella fig.18), poco a valle
della confluenza con il fiume Sobat, è di 924 m³/s, con picchi nell’ordine di
1.218 m³ / s ai primi di marzo e punte minime di circa 609 m³/s a fine agosto.
La fluttuazione è dovuta alla sostanziale variazione della portata del Sobat
che varia da un minimo di circa 99 m³/s nel mese di agosto, ad un picco di
oltre 680 m³/s all'inizio di marzo.
Da qui il Nilo bianco si dirige verso Khartoum (segnato in rosso nella fig.18) dove si fonde
con il Nilo Azzurro, dando vita al fiume Nilo.
Il regime del Nilo Azzurro è una
conseguenza della stagione secca ed umida negli altopiani etiopici.
Durante
l'inverno, quando negli altopiani le precipitazioni sono minime, il Nilo
Azzurro, infatti, tende a prosciugare. Il flusso di picco è raggiungibile in
estate, quando i venti monsonici dall'oceano Indiano portano piogge torrenziali
agli altopiani. Il flusso del Nilo
azzurro, quindi, varia notevolmente durante il ciclo annuale e di conseguenza
influenza notevolmente il flusso del Nilo stesso.
Più a valle il
fiume Atbara, l'ultimo significativo affluente del Nilo, si fonde al corso d’acqua
principale.
Durante la stagione secca (da gennaio a giugno) il
Nilo Bianco contribuisce tra il 70% e il 90% alla portata d’acqua totale del
Nilo (fig.20). Durante questo periodo la portata del Nilo Azzurro può essere
inferiore ai 113 m³/s e non ci sono apporti da parte del fiume Atbara. Durante
la stagione umida il picco di flusso del Nilo azzurro spesso supera i 5.663
m³/s , verso fine agosto, (contribuendo quindi per oltre
l'80%) e l’ Atbara raggiunge i 2000 m³/s.

Fig.19 Idrogramma medio del Nilo a Merowe

Fig.20
Tipici idrogrammi annuali del Nilo a Merowe
Prima di raggiungere il Mediterraneo, attraversa
l’Egitto e giunge al lago Nasser, creato dalla diga di Assuan (segnato in viola
nella fig.18). La portata media, ad
Assuan, è di 1700 m³/s(fig.21).

Fig.21 Km3 di acqua che entrano nel Lago Nasser (a),
e (b) scarico dell’ acqua della diga di Assuan.
Prima della costruzione delle dighe sul fiume, la
portata poteva variare di 15 volte presso Assuan nel corso dell’anno. Il picco massimo poteva
superare gli 8.212 m³/s tra fine agosto e inizio settembre, e il flusso minimo
toccava i 552 m³/s tra fine aprile e inizio maggio.

Fig.22 Portata media annuale ad Assuan prima delle
costruzione della diga
Il
bacino idrografico del Nilo rimane complesso; infatti, su un'area così vasta,
sono molti i fattori che possono influenzare anche notevolmente la portata del
fiume (l'andamento meteo, le deviazioni del corso d'acqua, l'evaporazione e la
filtrazione nelle falde acquifere).
1.4 Le dighe del Nilo
Le dighe costituiscono
uno sbarramento per le acque del Nilo, con conseguente accumulo di risorsa
idrica che verrà quindi depauperata dal corso d’acqua.
La costruzione di
queste grandi infrastrutture è però essenziale, in quanto garantisce, oltre
all’accumulo d’acqua per i lunghi periodi di siccità, anche la produzione di
energia idroelettrica e un sostegno all’agricoltura, tramite sistemi
d’irrigazione.
È proprio con l’accumulo in grandi bacini idrici,
che si è cercato di ovviare al problema africano.
Le dighe costruite sul Nilo sono
diverse: Merowe, Roseires e Sennar nel Sudan, Assuan in Egitto, Tekeze e Gilgel
in Etiopia.
La diga di Assuan in Egitto, si
trova nei pressi della prima cateratta del
Nilo e venne terminata il 21 luglio del 1970.
La diga a gravità, è lunga 3600 m, larga
980 m alla base e 40 m sulla sommità, per un'altezza di 111 m. La portata
massima in uscita è di 11.000 m³/s di acqua.
Il lago artificiale Nasser,
che si è formato in seguito allo sbarramento, ha una superficie di circa
6000 km², è lungo 480 km, largo fino a 16 km e contiene tra i 150 e i 165 km³
di acqua.
La sua funzione è quella di compensare
le piene e le magre del fiume nonche` produrre energia elettrica. La
potenza viene generata attraverso dodici turbine francis da 175 MW ciascuna,
per un totale di 2.1 gigawatts.

Fig.23
Assuan
Per quanto riguarda Rosieres,
prima di Merowe era l'impianto idroelettrico più potente del Sudan; tale diga,
costituita da 1km di diga in cls, alta 68 metri, e da circa 12,5 km di diga in terra, si trova a 500 km a sud-est di
Khartoum, sul Nilo Blu ed ha una capacità di generazione che arrivava al
massimo a 280 MW. Fu realizzata nel 1966, al fine di aumentare la capacità
d’immagazzinamento del Nilo Azzurro e di produrre energia idroelettrica.
La potenza viene generata attraverso
sette Kaplan ad asse verticale, ciascuna da 40 MW, per una generazione totale
pari a 280 MW.
La potenza viene trasmessa attraverso una rete che consiste in due linee. La prima, raggiunge
Kilo A'shara, distante circa 483 km (con una tensione di 220 KV). Da qui, parte
una seconda linea con tensione pari a 110 KV, che collega la stazione di Kilo
A'shara con Khartoum nord.
Nel 2008, il governo sudanese ha firmato
un contratto da 253 milioni di euro per migliorare le prestazioni
dell’impianto.
Il progetto, il cui completamento è
previsto per la fine del 2013, prevede un innalzamento di 10 metri della
struttura, finalizzato ad aumentare la capacità di irrigazione e la produzione
di energia. Secondo le stime, l’intervento dovrebbe raddoppiare l'attuale
livello di produzione di elettricità.
I soggetti che realizzeranno il progetto sono gli stessi della diga di
Merowe.

Fig.24
Lavori di innalzamento della Diga Rosieres
Sennar, invece, era il
secondo impianto in ordine d’importanza del Sudan, si trova più a valle e venne
costruito nel 1925 al fine di sostenere l’economia agricola del Paese. La sua
funzione principale è quella di immagazzinare acqua per l’irrigazione di
Gesira. La centrale idroelettrica venne costruita nel 1959 e la potenza viene generata
attraverso due Kaplan ad asse verticale, ciascuna da 15 MW, per una generazione
totale pari a 30 MW.

Fig.25
Sennar
La diga è lunga 3025 metri ed ha
un'altezza massima di 40 metri .
In generale le dighe del Sudan non sono molto efficienti per via delle
inadempienze da parte delle autorità preposte all’irrigazione e alla
generazione idroelettrica; infatti, numerosi sono i black-out a cui è soggetto
il Paese.
In Etiopia, la centrale
idroelettrica Gibe I sfrutta la cascata Gibe-Omo. La
costruzione della centrale idroelettrica
venne iniziata nel 1986 e fu completata nel 2004. La struttura è alta 40 metri,
crea un invaso di circa 850 metri cubi e comprende una diga a scogliera con
rivestimento a monte in calcestruzzo bituminoso e sfioratore in calcestruzzo,
una galleria di derivazione con un pozzo piezometrico di 140 m, una centrale in
caverna per una potenza installata di 210MW. La condotta forzata è stata
progettata per una portata massima di 100m³/s. Le turbine sono di tipo Francis.
L’acqua del Nilo viene restituita
direttamente al letto del fiume, dopo aver attraversato un impianto.
La Gibe II, sempre in Etiopia,
comprende una diga a gravità, alta 50 m con 140 m di coronamento. Il salto di
505 m si crea per mezzo di una galleria in pressione lunga ben 26 km e una
condotta forzata di 1200 m, che collegano le vallate del Gilgel Gibe e l’Omo.
Le 4 turbine Pelton nella centrale
all’aperto possiedono una potenza installata di 420 MW, per una produzione
annua di 1635 GWh.


Fig.26
Gibe II
Inaugurata nel 2009, la diga
etiope di Tekeze è una struttura ad arco a doppia curvatura in
calcestruzzo, che crea un serbatoio lungo 70 km. La condotta forzata, lunga 500
metri, collega l’invaso alla centrale in caverna. La centrale ha a disposizione
quattro turbine Francis da 75 MW per un totale di 300 MW e si trova a circa 500 metri a valle della
diga.
Una linea doppia di
trasmissione, con tensione pari a 230 kV, è stata realizzata per collegare la
centrale alla rete nazionale etiope.

Fig.27
Tekeze
Le più importanti dighe esistenti del Nilo
|
||||
Diga
|
Stato
|
Turbina utilizzata
|
numero turbine
|
Potenza totale MW
|
Assuan
|
Egitto
|
francis
|
12
|
2100
|
Merowe
|
Sudan
|
francis
|
10
|
1250
|
Rosieres
|
Sudan
|
kaplan
|
7
|
280
|
Sennar
|
Sudan
|
Kaplan
|
2
|
15
|
Gibe I
|
Etiopia
|
francis
|
3
|
210
|
Gibe II
|
Etiopia
|
kaplan
|
4
|
420
|
Tezeke
|
Etiopia
|
francis
|
4
|
300
|
In Etiopia non sono ancora terminati i lavori per la realizzazione
della diga Gibe III che già si è iniziata la costruzione di una nuova,
mastodontica, centrale idroelettrica: la Millennium. Entrambe le opere vedono
un ruolo di primo piano della Compagnia italiana Salini. Secondo i piani del
governo, Millennium dovrà produrre 5.250 megawatt di energia, mentre Gibe III
1870 Megawatt.

Fig.28 Gibe III

- Kajbar: situata sulla terza cataratta del Nilo, creerà un bacino
di 110 chilometri quadrati e genererà
una capacità idroelettrica di 360 megawatt (in costruzione);
- Shereik: situata sulla quinta cataratta, genererà 420 MW(in
costruzione);
- Dal dams: potrebbe generare 450 megawatt ed essere situata sulla
seconda cataratta (in previsione
Fig 29 Dighe
completate, in costruzione
o
in previsione in Sudan
2. CONFLITTI PER
L’ACCAPARRAMENTO DELLE RISORSE NATURALI
2.1
La lotta per lo sfruttamento del Nilo
La distribuzione idrica non è omogenea su tutto il
pianeta: le principali risorse d’acqua sono concentrate in poche grandi regioni
e la scarsità provoca necessariamente conflittualità. L’utilizzo del Nilo ha, fin dagli anni ’50, creato
tensioni tra gli stati interessati che rivendicano maggiori pretese
sull’accesso alle sue acque.
L’Egitto è il
maggior consumatore d’acqua del bacino, avendo anche una popolazione maggiore
rispetto agli altri paesi ed un tasso di sviluppo economico più elevato. Fin
dai tempi della colonizzazione inglese, l’Egitto ha beneficiato della propria
forza politica e militare, per poter dettare le condizioni per lo sfruttamento
delle acque.
Nel corso degli anni si sono susseguiti una serie di
trattati e progetti, per creare o migliorare le infrastrutture. Primo fra tutti
fu sicuramente l'Accordo sulle Acque del Nilo (Nile Waters Agreement NWA), riguardante la ripartizione delle sue
acque tra l'Egitto e la Gran Bretagna (che al tempo rappresentava Uganda,
Kenya, Tanganika e Sudan), che venne
siglato al Cairo il 7 novembre 1929.
L 'accordo assegnava 48 miliardi di metri cubi all'anno
all'Egitto come suo diritto acquisito e attribuendogli un
potere di veto e di monitoraggio su tutti i possibili progetti idraulici
pianificati dagli altri Stati confinanti; al Sudan spettarono invece 4 miliardi di metri cubi all'anno. Queste quote
vennero successivamente aumentate, rispettivamente a 55,5 miliardi di metri
cubi e 18 miliardi, in base all'accordo bilaterale firmato nel 1959 (in quest’
anno l’Egitto divenne una nazione indipendente) da questi due paesi e che
prevedeva la costruzione della Diga di Assuan. La spartizione divenne fonte di
contrasti con l’Etiopia (dalla quale giunge circa il 90% dell'acqua e il 96% dei sedimenti di limo
presenti nel Nilo) che, esclusa dal tavolo delle trattative a causa della sua
debolezza politica, progettò negli anni ’60 la costruzione di una serie di
dighe sul Nilo Azzurro, che avrebbero ridotto di circa l’8% la portata del
fiume; tutti i suoi progetti furono comunque bloccati per l’opposizione
dell’Egitto. Nel corso degli anni sono aumentati a dismisura i
conflitti fra Stati riguardanti l’utilizzo di risorse fondamentali per
garantire la sopravvivenza dei propri popoli.
Tuttora è evidente lo scontento di molti dei paesi attraversati
dal Nilo per l’utilizzo sperequato delle sue acque. Ad oggi, infatti, vige
ancora il trattato imposto nel 1959 dagli inglesi, che risulta ormai obsoleto.
Il problema dell’utilizzo delle acque del Nilo è stata affrontato
durante una riunione tenutasi nel gennaio 2002 al Cairo. L’incontro,
organizzato sotto gli auspici della Nile Basin Initiative, ha visto radunarsi solo i rappresentanti di
Egitto, Sudan ed Etiopia. Non è dato di sapere come mai gli altri Stati non si
siano presentati al Cairo, anche se non esistono dubbi che sono proprio questi
tre paesi a detenere il maggior potere sullo sfruttamento del Nilo.
Dall’altra parte, i paesi come Kenya, Ruanda, Uganda, Burundi e
Tanzania sono fermamente intenzionati ad affermare che è arrivato il momento di
rivedere lo status legale del trattato, che, nelle sue conseguenze pratiche,
impedisce loro di costruire dighe e centrali idroelettriche, alimentare terreni
agricoli e dare così vita ad un processo di sviluppo, che non riesce a
decollare a causa della scarsità di acqua disponibile.
Il 14 maggio 2010, ad Entebbe, in Uganda, il paese ospitante, la
Tanzania, il Ruanda e in seguito il Kenya hanno firmato il protocollo d’intesa
“Cooperative Framework agreement” che vincola i Paesi aderenti a formare una
nuova Commissione per gestire lo sfruttamento idrico.
In base all’accordo di Entebbe, la quota delle acque del bacino
del Nilo di ciascuno Stato dipenderà da variabili quali: la popolazione, il
contributo al flusso del fiume, il clima, le esigenze sociali ed economiche, e,
soprattutto, gli usi attuali e potenziali delle acque. All’accordo hanno
aderito in seguito anche il Burundi, l’Etiopia e il Sud Sudan.
Un buon risultato, se non fosse che Egitto e Sudan, ossia i
principali consumatori delle acque del Nilo, hanno boicottato l’incontro, fermi
sulle proprie posizioni.
Oggetto del contendere è l’art. 14B del Cfa, che sancisce il
principio inviolabile della sicurezza idrica di tutti i paesi del bacino del
Nilo e apre la strada alla revisione
delle quote di utilizzo del fiume tra gli Stati rivieraschi.
Il punto più controverso della vicenda
resta quindi il rapporto tra i vecchi trattati e il Cfa. E’ vero che Egitto e Sudan non hanno partecipato al
secondo, ma è anche vero che Etiopia, Burundi e Ruanda non sono in alcun modo
vincolati ai primi. A norma del diritto internazionale, gli Stati sorti
all’indomani della decolonizzazione non partecipano agli accordi conclusi dai
colonizzatori.
Ad oggi il Cfa è stato firmato da sei Paesi, numero minimo
affinché il trattato possa entrare in vigore ed il recente cambio di regime in
Egitto potrebbe capovolgere le sorti del confronto.
Ogni tentativo di accordo per ora è andato a vuoto.
Considerando che una notevole porzione
delle acque del fiume proviene dal Nilo Azzurro, che nasce sull’altopiano
etiopico, ora è quest’ ultimo Stato a condurre il gioco, forte degli
investimenti cinesi, da un lato, e della debolezza interna dei rivali,
dall’altro. Il progetto delle dighe in Etiopia potrebbe diminuire in
maniera sostanziale le portate degli stati a valle.
2.2 Sudan e Sud Sudan
Una data molto rilevante per il Sudan e per gli altri stati
attraversati dal Nilo, è il 9 luglio 2011,
quando a seguito dei risultati del referendum,
il Sudan del Sud
divenne uno stato pienamente indipendente (il 98 % della popolazione votò a
favore della scissione), anche se permangono alcune controversie con il Nord,
quali la ripartizione dei proventi del petrolio i cui giacimenti si trovano all'80% nel neo stato africano
, invece, la maggior parte degli impianti di raffinazione si trova al Nord.
Infatti era dal 1956 (indipendenza del Sudan dagli inglesi) che
nel tentativo di ottenere maggiori diritti di rappresentanza, Il sud scatenò la prima guerra civile, conclusasi nel 1972 con il riconoscimento dello
status di regione autonoma. Un secondo conflitto esplose nel 1983, quando
il presidente sudanese Jafar
al-Nimeyri estese a tutto il territorio
nazionale la legge
shariatica, trasformando il Sudan in uno Stato islamico e abolendo i privilegi delle regioni meridionali,
oltretutto storicamente non musulmane. I sudsudanesi costituirono il Sudan
People’s Liberation Army (SPLA), movimento
politico ribelle dotato di un'ala militare, ingaggiando una dura guerra durata,
di fatto fino al 2005, quando venne
siglato il Comprehensive Peace Agreement (2005), una serie di accordi stipulati a Navaisha a partire
dal 2002 che previde, tra i vari punti, il referendum del 2011.
Una delle maggiori
motivazioni che che imponevano a
Khartoum una strenua resistenza contro le istanze indipendentiste di Juba
(capitale del Sud Sudan) sta nel fatto che avrebbe perso la gran parte dei giacimenti petroliferi.
Infatti prima del referendum
, il Sudan, considerato nella sua interezza,risultava uno stato la cui crescita economica era tra le più rapide nel
mondo, guardava alle energie rinnovabili per alimentare la crescente domanda
della popolazione e, allo stesso tempo, per creare un modo per irrigare le zone
desertiche, così da poterle rendere coltivabili.
L’ingente afflusso di capitale estero, derivante dalla scoperta e
dallo sfruttamento d’importanti giacimenti petroliferi dei primi anni 90, aveva
reso il Sudan, insieme all’Egitto, la potenza economico-militare maggiore
rispetto agli Stati attraversati dal Nilo. Naturalmente tutto questo aveva permesso al Sudan di poter dettare le
condizioni per lo sfruttamento delle acque e quindi di beneficiare dei guadagni
connessi a tale utilizzo.
L'agricoltura
è il settore più importante dell'economia nazionale, sia in termini di PIL che
di occupazione, anche se lo sviluppo dell’industria petrolifera stava alterando
la struttura economica del paese.
Quindi, la
produzione di petrolio (e la sua esportazione) era, e potrebbe essere, il
settore trainante dell’economia sudanese. Lo sfruttamento del petrolio
contribuiva per più del 10% del
PIL, l’agricoltura per più di un terzo (e quasi due terzi dei
lavoratori attivi) ed il settore dei servizi per circa il 50%.
Altri
settori che presentavano segnali di crescita erano quelli dell’allevamento e
dell’edilizia.
Nel nord e
nel Sud Sudan, quindi, la crescita economica complessiva dipende strettamente
dalla presenza di risorse naturali.
Col forte
aumento dei flussi di investimenti esteri in entrata, il governo aveva potuto
aumentare in proporzione la spesa pubblica; ed era stato riscontrato, inoltre,
un aumento della domanda di beni d’importazione ed i consumi privati erano
tendenzialmente al rialzo.
Tuttavia,
il Sudan era ed è un Paese estremamente povero, infatti, aldilà degli
investimenti nelle infrastrutture petrolifere, non era stato però stato varato
alcun programma di ridistribuzione dei proventi del greggio, né di lotta alla
povertà ed il debito estero totale sudanese era in crescita (nel 2009 era di
35,1 miliardi di USD e nel 2011 si attestava intorno ai 38 miliardi di USD). A questa situazione strutturale si
aggiungono gli effetti negativi prodotti dalla guerra civile.
Su di esso grava il peso dell’incertezza politica
dovuta alla sua divisione a seguito del recente referendum. Elementi economici,
in primis la questione della spartizione dei proventi petroliferi, avranno un
elevato peso negli equilibri futuri bilaterali e regionali.
E’ difficile prevedere gli esiti dello sviluppo,
che rimangono sospesi all’eventualità che crisi interne o regionali possano modificarne o arrestarne il
corso.
Le questioni storiche, etniche, religiose,
politiche che uniscono e dividono il paese, la forte instabilità che
caratterizza la regione, gli interessi internazionali che incidono sull’area e
le scelte di politica interna dei governi si legano ai fattori economici,
componendo un intreccio difficilmente districabile, che dà forma alla
complessità della Regione.
Le conseguenze della scissione sono evidenti. Il Nord accusa una
perdita secca nelle entrate e nella disponibilità strategica, mentre per il Sud
la problematica maggiore è connessa alla necessità di individuare uno sbocco
alternativo a Port
Sudan sul Mar Rosso, utilizzato da Khartoum
per l’esportazione dell’oro nero. Il Sud oltre a non avere sbocchi al mare, non
ha raffinerie, non ha strade, non ha oleodotti, non ha terminali.
Ecco, quindi, che una soluzione potrebbe essere un oleodotto lungo
3.600 chilometri che dovrebbe unire i pozzi del Sudan del Sud con il porto
di Lamu, in Kenya.
Ma occorrono capitali che nessuno sembra disposto a investire,
neanche la Cina che da sola acquista il 60% del petrolio sudanese. Si capisce
la reticenza degli investitori, tenuto conto che a Lamu il porto deve ancora
essere costruito (quello attuale non è in grado di ricevere grandi quantità di
merci) e soprattutto che il Kenya è sotto la minaccia degli integralisti
islamici somali da quando lo scorso ottobre ha inviato truppe a combattere il
movimento antigovernativo al Shabaab (soprattutto i territori settentrionali
del paese sono insicuri e di recente gli attentati terroristici hanno colpito
più volte la capitale Nairobi e il porto di Mombasa entrambi lontani dalla
frontiera somala). Per finire, a un anno dall’indipendenza giunge la conferma
ufficiale che i nuovi leader sud sudanesi non hanno saputo resistere alla
tentazione di approfittare delle risorse nazionali; il malgoverno e corruzione
sprecano e dirottano denaro prezioso.
Per il momento il Sud Sudan deve per forza utilizzare gli
oleodotti che portano il greggio verso nord, fino al terminale di Port Sudan,
se vuole esportare e vendere il petrolio prodotto. Ma il Sudan, privato dei tre
quarti dei proventi petroliferi e ridotto quasi alla bancarotta, ha deciso di
rimediare esigendo da 32 a 36 dollari per ogni barile di petrolio, una vera e
propria estorsione alla quale Juba ha risposto decidendo, nel gennaio 2012, di
sospendere la produzione. Le conseguenze sono a dir poco drammatiche.
Quella che era una guerra civile si è trasformata in una guerra
tra due nazioni combattuta sostanzialmente sulla frontiera comune.
Ancora oggi, continuano gli scontri per contendersi gli stati a
confine. La zona nevralgica è la regione ricca di petrolio di Heglig, a
nord della linea di confine tra nord e sud, che produce 115.000 barili di
greggio al giorno, la metà della produzione petrolifera del Sudan, che quindi
non può lasciarla in mano ai sud-sudanesi.

Fig.30 La regione di Abyed, contesa tra il Sud e il Nord.
Durante i negoziati che portarono all'Accordo di pace globale del
2005, Heglig, che i sud sudanesi chiamano Panthou, era stata inclusa nella
regione di Abyei (fig.30), una delle "Tre Zone", insieme al Sud
Kordofan ed al Nilo Blu, dove i confini tra Sud e Nord non erano stati
definiti. Abyei è occupata dall'esercito Sudanese dal maggio 2011.
La verità è che stanno venendo al pettine tutte le irrisolte
questioni frontaliere che avrebbero dovuto essere definite prima dell'indipendenza
del Sud Sudan, in particolare la spinosa questione della ripartizione delle
risorse petrolifere.
Per ora i bombardamenti dell'aviazione di Khartoum si sono
limitati alle regioni frontaliere, ma si teme che possano colpire anche Juba,
come rappresaglia per le sconfitte a terra subite dall'esercito sudanese da
parte della Spla.
Il
Nord è in crisi, abituato a vivere con i proventi del petrolio che adesso non
ci sono più, ha dovuto fare fronte alla crisi con tagli e austerità. Khartoum e
le altre città del paese sono attraversate da proteste cavalcate dalle
opposizioni. Il regime del presidente Omar Al Bachir è sempre più in bilico.
Anche il Sud è in crisi. Ma a differenza del Nord il Sud è in crisi da sempre,
non ci sono strade, non ci sono infrastrutture, non c’è lavoro. L’età media è
bassa, 56 anni gli uomini e 59 le donne in tute e due gli stati. La popolazione
aveva sperato nell’indipendenza. Ad un anno di distanza è delusa.
In questo conflitto gioca un ruolo essenziale la Cina, vista la
sua fame di energia che potrebbe essere il motore per arrivare ad un accordo.
Mantenere la stabilità e la sostenibilità della cooperazione petrolifera tra i
due stati è nell’interesse di entrambi i Paesi, oltre che della Cina e delle
sue imprese.
Il 14 luglio 2012, sono iniziati i colloqui fra le parti per
evitare la guerra, ma la via d’uscita del conflitto sembra ancora lontana.
Il
petrolio gioca quindi un ruolo fondamentale. Il Sudan, infatti, prima
della scissione era al trentunesimo posto nella classifica dei paesi produttori
di greggio. I dati relativi alla produzione di petrolio sono indicati nella
Tab.1.
SUDAN
|
AFRICA
|
MONDO
|
POSIZIONE
|
|
PRODUZIONE TOTALE DI
PETROLIO
|
480
|
10673
|
85300
|
31
|
Tab.1.
Produzione di petrolio a varie scale in migliaia di barili al giorno e
posizione del Sudan nella classifica dei paesi produttori di petrolio
I
grafici riportati di seguito indicano l’evidente incremento di produzione di
petrolio, dal 1998 in poi, ed il notevole quantitativo di esportazioni.

Fig.31
Il consumo e la produzione di petrolio in Sudan
Le esportazioni di petrolio del paese erano
notevolmente aumentate in seguito al completamento dell’oleodotto olio-export
nel 1999, e rappresentavano il 70 per cento dei proventi delle esportazioni
totali.

Fig.32
Incremento della produzione di petrolio
Tuttavia, a causa delle limitate risorse tecniche e
finanziarie dei due paesi africani, sono diverse le società straniere coinvolte
nel settore petrolifero del Sudan. I principali attori provengono
principalmente dall'Asia e sono guidati dalla Cina National Petroleum
Corporation (CNPC), dall’India Oil and Natural Gas Corporation (ONGC) e
dalla malese Petronas. Difatti, la Cina, approfittando del
relativo isolamento del governo sudanese rispetto alle potenze occidentali, ha
ottenuto concessioni petrolifere in cambio di appoggio politico ed economico.
Nell’ultimo anno la Cina ha importato circa 220.000 bbl
/ d (i due terzi delle esportazioni totali del Sudan ed il 5 per cento delle
importazioni cinesi), seguito dalla Malesia (30.000 bbl / d) e dal Giappone
(25.000 bbl / d).

Fig
.33 Percentuali esportazioni sudanesi di
petrolio nel 2011
Il governo del paese sarà chiamato, una volta
consolidate le istituzioni statali, ad affrontare una difficile situazione
economica e la mancanza quasi assoluta delle infrastrutture necessarie a
favorire lo sviluppo del paese. Il Sudan
dovrà confrontarsi con la nuova realtà senza dimenticare che, allo stato
attuale, non dispone dei mezzi e delle capacità necessarie ad implementare
autonomamente le politiche di sviluppo e quindi avrà sicuramente bisogno
dell’appoggio delle grandi potenze mondiali.
3. DESCRIZIONE DELLA DIGA E DELLA CENTRALE DI MEROWE
Situata sul Nilo, a
circa 350 km a nord di Khartoum e a circa 550 km a monte
della diga di Assuan in Egitto, attualmente, è il più grande progetto
idroelettrico in Africa.
Per quanto riguarda il Sudan, Sud e Nord, è stato
stimato un potenziale di potenza prodotta con centrali idroelettriche pari a
4.920 MW.
Il
maggior apporto di energia idroelettrica al paese proveniva dall'impianto di
generazione della diga di Roseires. Se andiamo a calcolare il procapite, prima
di Merowe, ogni persona aveva a disposizione circa 25 watt, che a sua volta non
poteva essere utilizzata per più di 10 ore al giorno. Tutto ciò, vuol dire che
la maggior parte della popolazione non aveva accesso all'energia elettrica,
mentre per altri era veramente scarsa. A titolo di confronto, in Germania ogni
persona può utilizzarne una potenza 75 volte superiore rispetto ai sudanesi.
Con
l'inaugurazione dell'impianto idroelettrico di Merowe, la fornitura di energia
elettrica in Sudan è notevolmente migliorata, e tutto ciò si è riflesso
sull’economia del paese che ha avuto un’ulteriore crescita.
Per
quanto riguarda il settore elettrico, il Sudan soffre di carenza di
infrastrutture e di interruzioni frequenti.
Prima
della messa in servizio della centrale idroelettrica nel marzo 2009, il Sudan
possedeva una potenza totale di generazione di circa 1300 MW ( circa il 24% proveniente
da centrali idroelettriche e il resto da impianti termici), tuttavia, la potenza
effettiva è sempre stata molto inferiore. La producibilità media annua di energia di circa
3.900 GWh.

Fig.34
Aumento della capacità elettrica dal 1980 al 2008
La
domanda di energia elettrica è limitata ai principali centri urbani e ai grandi
poli industriali gestiti dalle multinazionali; il settore della distribuzione
della corrente elettrica è spesso caratterizzato da elevate perdite e da una
cattiva gestione della rete, accompagnate da connessioni illegali e uno scarso
interesse politico.
Gran
parte della povertà è originata proprio dalla scarsa possibilità di accedere
alla risorsa energetica, che laddove si rende disponibile assorbe comunque
buona parte del reddito. Il problema si rende ancora più critico per quelle
comunità che vivono in zone rurali isolate, per le quali non c’è alcun
interesse ad allacciarle alla rete elettrica. La situazione migliora
leggermente per quelle aree in cui si rende disponibile l’idroelettricità, che
ad oggi costituisce la base per lo sviluppo energetico e l’integrazione tra le
diverse zone del paese.
3.1 Brevi
cenni sulla storia della centrale
Il progetto di costruzione venne
proposto per la prima volta sotto il governo militare del Presidente Nimeiri,
negli anni ‘70. Ma la mancanza di fondi e di potenziali investitori bloccò
temporaneamente il progetto che venne così rimandato. Il progetto
era finalizzato alla regolazione delle piene, per limitare le continue
inondazioni.
La svolta avvenne negli anni ‘90 con la
scoperta e lo sfruttamento di importanti giacimenti petroliferi, con
conseguente afflusso di capitale estero, in seguito all’inizio delle
esportazioni di petrolio.
Nel 2002, l’Unità di Attuazione del Progetto della Diga Merowe,
sotto il Ministero dell’Irrigazione e delle Risorse Idriche, decise di affidare
alla ditta tedesca Lahmeyer International il compito di portare avanti il
progetto e sviluppare delle proposte di miglioramento dello stesso.
Il progetto venne osteggiato dalla popolazione e dalle organizzazioni
ambientaliste, che sottolineavano con
vigore il possibile rischio per l’equilibrio ecologico del territorio e per le
numerose comunità residenti.
I soggetti che parteciparono alla realizzazione dell’opera furono:
-
CCMD, un
consorzio costituito da China International Water & Electric Corp.(CWE) e dalla
China National Water Resources and Hydropower Engineering Corp.(CWHEC),
incaricato per la costruzione della diga e lavori idromeccanici;
-
Lahmeyer
International, ditta tedesca incaricata della parte di pianificazione,
coordinamento e ingegneristica civile;
-
Alstom,
ditta francese preposta ai generatori e le turbine;
-
Harbin Power Engineering
Company e la Jilin Province Transmission and Substation Project Company,
entrambe cinesi, preposte all’implementazione dei sistemi di trasmissione.
Il principale partner commerciale è quindi la Cina (è
stato il più grande progetto per quanto riguarda l'industria cinese).
Nel novembre 2003 si dà inizio ufficialmente al progetto.

Fig.35 Condotte in fase
di realizzazione

Fig.36
Vista dell’ alto della Diga di Merowe in costruzione
I lavori per la deviazione del corso del fiume e per la costruzione della
diga in cemento armato iniziarono nel 2004 ed il 9 novembre dello stesso anno
venne versata la prima colata di cemento.
Inoltre, in considerazione del potenziale
estremamente elevato per quanto concerne le inondazione del Nilo nel periodo da
luglio a ottobre, la pianificazione e l'esecuzione della deviazione del fiume
si sono rivelate un compito estremamente impegnativo dal punto di vista
ingegneristico durante i 6 anni impiegati per la costruzione dell’opera.
Il
sistema fluviale a doppio braccio, nei pressi della diga, ha reso estremamente
vantaggiosa la realizzazione della struttura in due fasi.
La prima
fase consisteva nella chiusura del canale destro dell'affluente e nel deflusso
del Nilo solo dal ramo principale sinistro durante i primi due anni (dal
gennaio 2004 al dicembre 2005), e la seconda viceversa. Questo ha permesso di
costruire la diga senza deviare il percorso del fiume.
Il 30 dicembre 2005, la parte inferiore del canale di scarico venne
completata; ciò consentì la deviazione del
fiume Nilo nella parte destra del canale e, nei primi giorni del maggio 2007,
terminarono i lavori per la realizzazione di circa 1745 km di linee per la
trasmissione dell’energia.
L’inaugurazione avvenne il 3 marzo 2009, in presenza del
Presidente del Sudan, Omar al-Bashir.
Il costo totale della diga si è aggirato intorno a
1200 milioni di Euro, di cui il 45% è stato utilizzato per il lavoro della
costruzione della sola diga, il 25% per l'equipaggiamento tecnico ed il 30% per il sistema di trasmissione delle
turbine.
3.2 La
Lahmeyer International, la Alstom e la CWE
La Lahmeyer è stata fondata nel
1890 a Francoforte, e tuttora la sede principale è a Bad Vilbel nei pressi
della città tedesca.
E’ sicuramente una delle più grandi società di ingegneria tedesche e da
oltre 45 anni i loro addetti sono impegnati, in più di 140 paesi, in qualità di
consulenti, esperti tecnici e progettisti in tutti i campi delle
infrastrutture. I principali temi in cui operano sono le risorse energetiche,
l'energia idroelettrica e le infrastrutture di trasporto. In alcuni di questi
ambiti di competenza risulta una delle più importanti società di ingegneria che
operano a livello internazionale.
Oggi, il Gruppo Lahmeyer comprende 11 società, 8 filiali internazionali e
più di 50 rappresentanti in tutto il mondo. Il personale raggiunge le 1400
persone provenienti da quaranta paesi.
L’azienda Astolm
è un gruppo industriale francese, leader
globale in tre grandi settori: treni ed infrastrutture ferroviarie, centrali di
produzione di energia e trasporto / distribuzione di energia. Nata nel 1928 (in origine era il risultato della fusione
della SACM di Mulhouse, specializzata
nella costruzione di locomotive, e della
Thomson-Houston, società franco-americana specializzata in equipaggiamenti a
trazione elettrica), offre soluzioni per tutte le fonti energetiche (carbone,
gas, nucleare, olio combustibile, energia idroelettrica, eolica) e sfrutta
tecnologie innovative per la protezione dell'ambiente (riduzione delle
emissioni di CO2, eliminazione delle emissioni inquinanti, ecc). Il gruppo
impiega circa 92.700 persone in più di 100 paesi.
La CWE è nata nel 1986, ha la sede a Pechino ed ha stipulato oltre
700 contratti internazionali in oltre 60 paesi.
Le attività della CWE coprono non solo l’erogazione di servizi di
consulenza e progettazione riguardanti l’ingegneria idraulica, ma anche altre
opere di ingegneria civile in patria e all'estero.
Inoltre, la società si occupa della gestione delle importazioni e delle
esportazioni di attrezzature, materiali e tecnologie per i clienti nazionali ed
esteri, e della fornitura di servizi di manodopera.
3.3
Scopi e benefici della diga.
L’impianto viene utilizzato al fine di:
-
generare
energia elettrica, per soddisfare la crescente domanda del paese africano (nel
2010 ha prodotto circa il 60% dell’elettricità in Sudan, nord e
sud);
-
fornire
energia elettrica a buon mercato, per migliorare l’irrigazione agricola del
paese (circa 380000 ha);
-
beneficiare
del flusso di irrigazione, per raggiungere
lo sviluppo agricolo;
-
riorganizzare
i settori industriale, alimentare e minerario, che dipendono principalmente
dall’energia elettrica;
-
introdurre
il settore della pesca;
-
regolare le
piene e quindi proteggere i territori a valle dalla distruzione causata dalle
inondazioni (la costruzione della diga Merowe ha cambiato significativamente la
naturale idrologia del fiume per circa 900 km, tra essa e il bacino della
grande diga di Assuan, eliminando le annuali inondazioni causate dal fiume
Nilo);
-
migliorare
il trasporto fluviale;
-
migliorare
il tenore di vita per i residenti della zona interessata dal progetto;
-
ridurre le
tensioni sulle attuali dighe, specialmente per quanto riguarda la lotta per
l'utilizzo di acqua per l'irrigazione o la generazione di energia.

Fig.37 Posizione
della Diga (Google earth)
Senza questo progetto l'economia nazionale del Sudan non poteva
svilupparsi; bisognava aumentare la produzione di energia elettrica, scopo
principale dell’opera, per creare le condizioni favorevoli per la ripresa delle
centrali e delle industrie del Paese. Inoltre, la realizzazione della diga
creerà nuovi posti di lavoro.
3.4 La diga
La diga di Merowe ha una lunghezza di circa 8 km e una cresta
alta fino a 67 metri.

Fig.38 Vista della diga
in pietrame con rivestimento in cls armato
E’ composta da:
- 311 m di diga
in terra omogenea e 4.4 km di diga in pietrame con manto di rivestimento in
calcestruzzo sulla riva destra;
- un canale di
scarico di 154 m e la presa di aspirazione della centrale di lunghezza pari a
370 m sempre nel canale di destra del fiume e sull'Isola Marwa;
- una diga con
nucleo in pietrame lunga 841 m e una
diga in pietrame con manto di rivestimento in calcestruzzo di lunghezza 1.7 km
sulla riva sinistra.

Fig.39 Sezione
trasversale della diga in pietrame (zona 1, nucleo compatto costituito da
argilla e limi;zona 2 e3 materiale fine e sabbia media, zona 4 pietrame
(rockfill)
Lo
sbarramento crea un bacino con un volume di 12,4 km ³, che
rappresenta circa il 20% del flusso annuale del Nilo, con una superficie di 800
km² che si estende per oltre 200 km lungo il fiume. Il
lago artificiale formatosi ha inondato 55 km² di
terre irrigate e 11 km² di terreni agricoli
coltivati.
La centrale idroelettrica è gestita in base
a parametri ben precisi: un rilascio minimo di 600 m³
d’acqua per 20 ore al giorno e un rilascio massimo di 3000 m³
per 4 ore al giorno. Questo garantirà una corretta gestione dei flussi e
un’ampiezza massima di portata da gennaio a marzo, per ridursi nei mesi più
caldi con la siccità e l’evaporazione. Inoltre, la diga è dotata di un
struttura in grado di bloccare eventuali perdite di acque sotterranee.
Invece,
per quanto riguarda la componente di irrigazione, sono state installate due
prese sulla sponda destra e sinistra di
150 m³/s ciascuna.

Fig.40 Planimetria
della diga
3.5 La
trasmissione dell’energia da Merowe
La
rete consiste in due linee parallele di trasmissione da 500 kV che dalla
centrale elettrica arrivano a Khartoum (con una distanza di 350 km per ogni
linea), con due sotto-stazioni a Omdurman e a Khartoum Nord, collegate da una
linea di 38 km da 500kV. Una terza linea di 240 chilometri verso Atbara, con
una tensione di 500kV. Una quarta linea di 455 chilometri si estende dal Atbara
a Port Sudan, con una tensione di 220kV. La quinta direttrice di 310 chilometri
raggiunge Dongola. Questa linea ha 220kV (fig.41). La trasmissione avviene in
corrente alternata.

Fig.41 Mappa delle
linee di trasmissione dell’energia elettrica da Merowe
3.6 Il
canale di scarico
Il canale di scarico ha una lunghezza complessiva
di oltre 150 m, è alto circa 67 m e comprende 12 uscite inferiori ad un’
altezza di 264 m e due ad un livello superiore, a 280,5 m.


Fig. 42 Il canale di scarico in funzione


Fig.43 Sezioni trasversali e rispettive altezze
dei canali di scarico
Ciascuna delle uscite inferiori è larga 6 m ,
alta 10 m e potenzialmente dispone di
una capacità di flusso di circa
1292
/s.

Le altre due uscite sono disposte sul lato destro
e sinistro del canale e hanno una larghezza di 15 m e un'altezza di 19,5 m. Al
livello massimo del pelo libero, ognuna può raggiungere un deflusso di 2 271
circa
/s. Risulta quindi che la capacità totale di efflusso raggiunge i 20
046
/s.


Tutti i punti di scarico del canale sono dotati
di paratoie a settore che vengono calcolate sui carichi idrostatici di circa 55
MN e 25 MN.
Le paratoie consentono di scaricare le portate in
eccesso, anche senza un aumento del livello massimo normale dell’acqua
a monte dello sbarramento.
Le prestazioni idrauliche di entrambi gli
sfioratori superficiali e degli scarichi di fondo sono state elaborate
attraverso prove su modelli idraulici scala 1 a 40, condotti presso
l'Università di Innsbruck in Austria.
I pilastri che separano le uscite sono alti 60 m
e larghi 3 m e le aree di contatto delle colonne intermedie con il flusso sono
state realizzate con cementi speciali per evitare le abrasioni.
Allo scopo di evitare le possibili erosioni
dell’alveo a valle per effetto delle elevate velocità che possono avere le
correnti all’uscita delle opere di scarico, è stata realizzata un’opera di
dissipazione a vasca, costituita da una platea con il fondo leggermente curvo che
termina con una soglia sfiorante.
La dissipazione avviene mediante il risalto idraulico,
che deve essere confinato entro la vasca.
La posizione del risalto si determina
considerando che la spinta idrodinamica della corrente
a monte deve essere equilibrata da una spinta
idrodinamica della corrente di valle uguale e contraria.
3.7 La centrale elettrica
L'opera di presa è lunga circa 328 m, larga 44.5
m e alta 60 m e contiene dieci ingressi separati, ciascuno di portata
300 m ³/s.
Ogni ingresso dell’opera di presa ha
una sezione rettangolare di larghezza 8,5 m e di altezza pari a 10,5 m ed è
dotato di griglia e di impianto di chiusura (paratoia verticale). In seguito vi è un raccordo
che collega la condotta a sezione rettangolare ad un’altra di profilo circolare
con diametro di 8,5 m.
La struttura originale
prevedeva un livello minimo del pelo libero per il funzionamento
della centrale di 290 m sul livello del mare. In
corso di progettazione è stato ridotto di ulteriori
5 m, così da permettere l’utilizzo dell’impianto anche durante periodi
estremi di siccità.

Fig.44
Sezione della struttura di aspirazione e delle centrale
idroelettrica
La centrale elettrica è stata divisa in 5
blocchi, ciascuno con 2 gruppi di macchine.
L'impianto è dotato di dieci turbine Francis per
una capacità totale di picco pari a 1.250 MW (la loro regolazione avviene
grazie alla variazione di apertura delle pale nel distributore, quindi
modificando il condotto convergente che esse creano, determinando così una
variazione della portata elaborata dalla girante) con un salto nominale netto
di 43 m.
Spillway
capacity
|
19,900 m3/s
|
Turbine
type
|
Francis
|
Installed
capacity
|
1.250 MW
|
Rated net
head
|
43 m
|
Powerhouse;
L/W/H
|
335/43/56 m
|
Penstock
diameter
|
8.50 m
|

Fig.45
Girante della turbina Francis utilizzata nella centrale


Fig.46 La centrale in costruzione
Con tale capacità, la diga di Merowe potrebbe
essere in grado di generare il doppio dell'attuale quantità di energia
elettrica prodotta in Sudan.
I
progettisti si aspettano una generazione di energia elettrica annua di 5,5 TWh,
corrispondente ad un carico medio di 625 MW, ovvero al 50% del carico
nominale. Per utilizzare la capacità aggiuntiva di generazione, la rete
elettrica sudanese dovrà essere ampliata e rimodernizzata. Per evitare grandi
sezioni trasversali per le condotte di ventilazione, i refrigeratori sono stati
installati in posizione centrale. Da lì, l’acqua refrigerata è condotta verso i
dispositivi decentralizzati.
Per
l'installazione e la manutenzione delle unità, sono state utilizzate due gru a
ponte, posizionate all’interno della centrale, ognuna con una capacità di
sollevamento pari a 3 000 kN.
E’ stata
prestata molta attenzione anche alla progettazione architettonica della sala
macchine, della facciata, della struttura del tetto con le sue cupole e all'aspetto
rappresentativo della gestione, con la costruzione (adiacente al blocco della centrale)
degli edifici di controllo. Sono state prese in considerazione nel progetto
anche specifiche esigenze locali, quali, ad esempio, le strutture adibite alla
preghiera all’interno dell’edificio di amministrazione (costruito di fianco
alla centrale).
3.8 Conseguenze negative dovute alla costruzione della centrale.
I grandi benefici, portati dalle dighe, sono
necessariamente accompagnati dalle notevoli conseguenze a livello ambientale,
politico, sociale ed economico.
Gli effetti a breve termine riguardarono
il trasferimento delle popolazioni che vivevano nei pressi del sito di Merowe
(sono circa 70000 le persone che hanno dovuto abbandonare i loro villaggi) e la
perdita di patrimonio archeologico. Infatti sono state svolte indagini che
hanno confermato il potenziale archeologico della regione e hanno portato alla
registrazione di centinaia di siti costituiti per lo più da cimiteri e tombe
isolate, affreschi su roccia di varie epoche, resti di insediamenti di epoche
successive al cristianesimo e fortezze di epoca medievale.
Per quanto concerne le conseguenze
sull’ambiente, le fluttuazioni d’acqua possono abbandonare, durante la stagione
secca, fino a 450 km² di fanghiglia nel bacino, creando le condizioni per una rapida
ossidazione. Tutto ciò avrà conseguenze dirette sulla struttura e sulla
composizione dei sedimenti. Una grande quantità di questi ultimi rimarranno
rinchiusi all’interno del bacino, precisamente a monte dello stesso, e sarà
necessario ridurli nel tempo. L’abbassamento del livello delle acque, in
concomitanza con la diminuzione dei sedimenti, provocherà nel tempo un’ erosione
delle rive del fiume, danneggiando il letto e le falde acquifere. Oltretutto,
si prevede che la Diga
di Assuan e la Diga
Merowe, insieme, provocheranno l’erosione delle spiagge del Mediterraneo e
delle infiltrazioni di acqua salata nel Delta del Nilo, per poi trasferirsi nei
grandi terreni fertili per l’agricoltura. La decomposizione dei materiali
organici all’interno del bacino Merowe provocherà emissioni sia di CO2, sia di CH4.
Un ulteriore fattore fondamentale da
prendere in considerazione è l’inquinamento delle acque del bacino, un notevole
rischio per la salute pubblica di tutta la popolazione. Sono previsti 27
principali effetti sulla salute della popolazione dell’area adiacente, 20 dei
quali sono negativi. Questi effetti variano in termini di gravità e di tempi;
alcuni problemi si presenteranno durante la costruzione della diga, mentre gli
altri in futuro, dopo la messa in funzione della diga.
I principali impatti negativi sulla
salute comprendono le minacce o gli incrementi di febbre nella valle del Rift,
l'AIDS, una maggiore trasmissione della malaria, della bilharzia, e
dell'oncocercosi sia fra la popolazione insediata nella vicinanza della diga
che fra coloro che lavorano alla sua costruzione.
Infatti, per quanto riguarda la malaria e la febbre gialla, l’esposizione di
vaste aree del letto del fiume a contaminazioni crea le condizioni per la
riproduzione di zanzare portatrici di queste malattie.
Il dato peggiore interessa
l’ulteriore riduzione della portata del Nilo, in quanto lo sbarramento
crea un bacino con un volume di 12,4 km³. La creazione del lago artificiale aumentarà
la superficie del Nilo di circa 700 km ², e viste le condizioni climatiche del
sito, le perdite aggiuntive per evaporazione potrebbero raggiungere i 1.500.000.000
di m³ all'anno. Ciò corrisponde a circa
l'8% della quantità totale di acqua destinata dal trattato al Sudan.
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